Sintassi e pragmatica del pronome loro

by Mario Inglese
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Title:
Sintassi e pragmatica del pronome loro
Author:
Mario Inglese
Year: 
2002
Publication: 
Italica
Volume: 
79
Issue: 
4
Start Page: 
466
End Page: 
478
Publisher: 
Language: 
English
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Abstract:

Sintassi e pvagmatica del pronome loro

1. In traduzione uesto scritto tenta di analizzare la sintassi e la pragmatica del pronome 'polifunzionale' loro, con particolare riferimento ai casi in cui il suo impiego risulta oscillante o precario e alle possibili cause di questo feno- meno. Allo scopo di illustrare tali usi linguistici vengono riportati esempi tratti da testi letterari e di tipo informale/colioquiale. Per suffragare le mie osservazioni sulla pragmatica di loro mi baso, in parte, sulla ricerca con- dotta con l'ausilio dell'ltalian Refience Corpus (Monachesi 121) dalla quale emerge, tra l'altro, che il dativo loro è ancora molto usato e produttivo nell'italiano scritto.

I1 lavoro si articola in una sommaria ricognizione diaaonica del pro- nome, cui segue una disamina dei suoi aspetti sintattici e pragmatici. Affronterò dapprima la funzione di pronome personale. In quest'area si assiste oggi, come sarà evidente nel corso dello studio, ad un uso sempre più diffuso di loro come nominativo. Mi soffermerò, quindi, sulla funzione di clitico e, in particolare, di loro dativo. È in quest'ambito che si registra una frequente sostituzione di loro con gli, soprattutto nel registro infor- male, e non solo orale. Conclude l'analisi un riferimento alla funzione di loro possessivo, laddove si osserva un caso che diverge dalla sintassi dei restanti aggettivi possessivi.
2.1 Sintassi e pragmatica

I1 pronome aggettivo loro deriva dal latino illorum, genitivo plurale di ille, di etimologia incerta (Zingarelli). Nel latino tardo illorum veniva usato sia come genitivo vero e proprio che come dativo plurale. La natura di genitivo di loro è conservata, nota Monachesi, nella funzione di aggettivo- pronome possessivo. Migliorini (1963) riferisce che il pronome loro è attestato per la prima volta nel secolo WI:"I1 sigruhcato di loro come pronome obliquo è già ampiamente sviluppato, come testimonia una scrittura privata di carattere giuidico del 1193" (69). In seguito lo studioso afferma: "Nel XVII secolo i pronomi lui, lei, loro come soggetti sono frequenti nell'uso, ma quasi tutti i grammatici li combattono" (469). Secondo Maiden (170), il quale riprende Rohlfs, si tratta di una forma di probabile origine gallo-romanza anziché italo-romanza: "Its exotic origins are refleded in its still imperfect integration into the clitic system: unlike other clitics it is bisyllabic."

Cardinaletti (1991) osserva che per molti rispetti loro è più simile a certi pronomi 'deboli' delle lingue germaniche. Monachesi fonda sulla 'bisillabicità' di loro la sua ipotesi, riprendendo Wanner e Nespor. I1 pronome loro condivide con gli altri clitici molte funzioni ma, essendo un

ITALICA

Volume 79 Number 4 (2002)

bisillabo, mostra caratteristiche proprie di un elemento lessicale, di un segno. Per la sua stessa natura fonologica può sussumere, infatti, prosodia di parola. Gli altri clitici, invece, mostrano un comportamento analogo a quello degli affissi. Queste proprietà giustificano, secondo Monachesi, l'anomala distribuzione sintattica di loro. Cardinaletti sostiene che questo pronome, possedendo alcune proprietà in comune con altri clitici, pur non essendo un vero e proprio clitico, non può ricevere accento (affer- merei, piuttosto, che non può ricevere accento di frase, di parola certa- mente sì), né può essere messo in evidenza da awerbi quali solo:

(1) *Ho dato solo loro un regalo.l

2.1.l.Pronome personale

Come pronome personale loro oggi sostituisce sempre più spesso essilesse anche nella funzione di soggetto e non solo nei complementi diretto e indiretto. Se si perde, in questo modo, l'esplicita indicazione maschile/femminile (ma il contesto, owiamente, interviene in caso di equivoco) si guadagna in semplicità e si evita così una distinzione in parecchi casi sentita come superflua. Questo, probabilmente, in ossequio ad una tendenza degli ultimi decenni, in clima postfemminista, ad evitare generalizzazioni che privilegino il genere maschile nei pronomi, aggettivi, sostantivi e nelle desinenze verbali al plurale.

Nel seguente breve brano di Bufalino (85)il pronome essi suona lette- rario, nella lingua parlata sarebbe normalmente sostituito da loro:

(2) Amavano essi giocare soprattutto neile ore vietate, queile che secondo la legislazione del luogo dovrebbero dedicare all'ozio in corsia. (Diceria dell'untore; corsivo mio)

Un'altra possibile causa della sostituzione di essilesse con loro anche al nominativo è l'abbondanza di usi, diciamo così, enfatici o tematici (nel senso della struttura tema/remah2 I1 rilievo viene segnalato attraverso la posizione nell'enunciato, che è di solito quella finale:

(3) Vengono loro.

In espressioni come ecco+pronome+che, il pronome loro va inteso come posto alla fine della frase ellittica ecco+ . . . ,'come si evidenzia da (4):

(4)
    a. Ecco lei che si inalbera per un nonnulla. b. Ecco loro che si ritengono infallibili.

(5)
    a. Bravi loro!

Anche in esclamazioni ellittiche come quelle illustrate qui di seguito

b. Contenti loro!

sarebbe impossibile usare essilesse anche in contesti formali o più conser- vativi o letterari. In espressioni con anche, neanche, pure, nqure, nemmeno, il pronome loro è obbligatorio, vista la chiara funzione di rilievo assolta dai suddetti avverbi. Anche in funzione predicativa è obbligatorio usare loro, come dimostrato da Dardano e Trifone (255) in (6):

(6) "Ma noi non siamo loro!"

Preceduto da una preposizione loro è l'unico pronome per il plurale di terza persona che funge da complemento:

(7) Usciamo con loro.

Al plurale in funzione di complemento indiretto essilesse si riferiscono esclusivamente ad animali e cose, così come illustrato da (8):

(8) Possiede molti appartamenti. Dal reddito che trae da essi conduce una vita agiata.

Loro, necessario per riferirsi a persone nel caso di complemento indiretto,

(9) Da loro ho ricevuto sempre bei regali.

oggi tende a rimpiazzare essilesse per eliminare tali limitazioni e offrire così uno strumento più semplice da adoperare in più contesti.

In funzione di complemento i pronomi personali hanno due forme distinte: una atona e una tonica. Le forme atone (mi, ti, lo, la, gli, le, si, ci, vi, li, le) vanno usate esclusivamente per il complemento oggetto e di termine. In questa funzione loro tende ad essere sostituito dal pronome gli (in origine solamente maschile singolare, ma oggi anche con funzione di femminile, specie nella comunicazione orale, nel registro colloquiale, oppure in quella scritta in cui si adotti un registro particolarmente informale). Si confrontino gli enunciati in (10) con quelli in (11):

(10)
    a. Ti telefonano spesso. b. Gli rispondo subito.

(11)
    a. Telefonano loro spesso.

b. Rispondo loro subito.

Èevidente la natura quasi affissale dei clitici mi, ti, ecc. (monosillabi, atoni) e quella lessicale di loro (bisillabo, tonico). I1 rapporto clitici/affissi non è del tutto pacifico. Scalise (184), per esempio, sostiene che "ciitics cannot be considered affixes since they normally occur to the right of inflectional affixes, and since they are sensitive, in a way that derivational affixes are not, to the type of inflection on the element to which they attach."

Anche dal punto di visto fonologico Scalise evidenzia le differenze, anziché le analogie, tra clitici e affissi (184-85) . La tonicità 'intrinseca' di loro può apparire controversa. In una frase del tipo illustrato da (12)

(12) Ho loro dato un consiglio.

dato ha senz'altro più rilievo tonico rispetto al pronome. Se si confronta, tuttavia, (12) con la seguente variante in (13)

(13) Ho dato loro un consiglio.

la posizione stessa del pronome e la sua bisillabicità spostano, almeno parzialmente, l'intensità dell'accento di frase sul pronome, generando una prosodia di sintagma verbale che ingloba sia dato che loro. È superfluo ricordare che negli esempi precedenti anche la parola consiglio è caratterizzata da un accento di frase. Inoltre, se si mettono a confronto

(12) e (13) con (14):

(14) Gli ho dato un consiglio.

gli risulta del tutto atono e l'enfasi dell'informazione poggia esclusiva- mente su consiglio e dato, in quanto gli rappresenta solo il tema non mar- cato nella struttura tema/rema dell'enunciato. Infine è significativo notare che loro è l'unico pronome ad avere la stessa forma sia con valore mar- cato, cioè enfatico, sia con valore non marcato.

Nell'italiano medievale loro era un pronome tonico alla stregua dei corrispondenti singolari lui e lei, i quali venivano impiegati senza la prepo- sizione a, proprio come avviene ancora con loro nell'italiano standard (Monachesi e Rohlfs).

Lo status di loro come clitico sembra, d'altronde, dimostrato dalla pros- simità con il verbo e dall'impossibilità di staccare i due elementi verbo+ clitico, per esempio, con un avverbio. Non è, infatti, possibile dire:

(15)*Rispondo subito loro.

Sono perfettamente accettabili gli enunciati illustrati in (16):

(16) a. Rispondo subito a loro.

b.
    A loro rispondo subito.
C.
    Rispondo a loro subito.

Come si può osservare, loro, in questo caso nella funzione di comple- mento di termine, segue il verbo coniugato.

Rizzi (23-25) argomenta che loro nella caratteristica posizione di clitico, cioè dopo il verbo e privo della preposizione a, deriva da una struttura profonda in cui in origine il pronome loro sarebbe stato preceduto da tale preposizione, tipica del dativo. L'irrigidimento, almeno parziale, della posizione è dovuto a tale eliminazione.

In frasi relative, tuttavia, loro puo' precedere il verbo coniugato, così come evidenziato da (17):

(17) a. Le proprietà che loro pertengono.

b. Le proprietà che pertengono loro.

Anche in subordinate in presenza di un participio passato con funzione attributiva la posizione di loro oscilla, come provato da (18)

(18) a. Con i soldi loro inviati.

b. Con i soldi inviati loro.

È interessante il caso riportato da Monachesi (122-23), illustrato da (19)e (20):

(19) Un libro loro incomprensibile.

dove loro è preposto ad aggettivo. La medesima costruzione risulta impos- sibile con altri clitici al dativo, come si può osservare in (20):

(20) *Un libro gli incomprensibile.

Monachesi, quindi, preferisce parlare di contiguità verbale piuttosto che di proclisi ed enclisi a proposito di loro, come dimostra (21):

(21) I1 mercato non darà mai loro le somme necessarie per effettuare il pagamento.

dove l'avverbio mai allontana verbo e pronome, contrariamente a quanto succede per gli altri clitici:

(22) *Lui non mi mai darà . . Si osservi, altresì, l'oscillante posizione di loro complemento in (23):

(23) a. Le hanno mandato dei fiori.

b. Hanno mandato loro dei fiori.

C.Hanno loro mandato dei fiori.

Qui loro segue o precede il participio nelle forme composte.

Questa anomala distribuzione funzionale del pronome loro può spie- gare il motivo per cui questo pronome tende ad essere sostituito dal pronome gli. Quest'ultimo si carica così della funzione di femminile singolare e di maschile e femminile plurale.

Che loro, comunque, abbia status di clitico è confermato, tra l'altro, dal fatto che esso precede sempre tutti i complementi espressi da nomi. È inaccettabile l'enunciato in (24),

(24)*Hanno mandato dei fiori loro.

L'anomalia di loro rispetto agli altri clitici è ulteriormente dimostrata (cfr. (26)) dall'irnpossibilità di usare tale pronome in funzione di 'ripresa' di un dativo all'inizio di una frase come quella illustrata da (25):

(25)
    "A quello studente, il professore non gli ha dato l'autorizzazione." (Cardinaletti 1991: 137)
(26)
    "*Aquegli studenti, il professore non ha dato loro I'autorizzazione." (ibidem)

Tale differenza, tuttavia, mi pare vada giustificata anche, se non proprio esclusivamente, dall'uso 'espressivo,' piuttosto colloquiale di gli, di per sé ridondante, a fronte di loro che, come già osservato più sopra, caratte- rizza un italiano più curato.

Nei seguenti brani si noti come Brancati usi loro nella funzione di complemento di termine, mentre Moravia, già nel 1945, impiega gli nel significato di loro nella medesima funzione sintattica.

(27)
    I1 viso di Ninetta, maiinconico, dolce e imperioso, vegliava, in nome deila Donna, sui pensieri di Giovanni, e impediva loro d'intorbidarsi. (Brancati,Don Giovanni in Sicilia 69; corsivo mio)
(28)
    Allora Berto, o il Tortima, o Sandro che era il più abile di tutti, tende- vano gli elastici delle loro fionde e scagliavano certi loro sassi aguzzi verso il punto in cui gli pareva di aver sorpreso un movimento." (Moravia, Agostino 113; corsivo mio)

Natalia Ginzburg nel romanzo Le voci della sera impiega gli anche con valore di dativo plurale, riproducendo così il sapore dell'italiano colloquiale in un libro per altro ricchissimo di dialoghi:

(29) I1 Vincenzino le diceva:
-Perché non porti con te anche le sorelle?

Lei diceva, appuntandosi gli orecchini:
-No, sono troppo giovani. E poi, non le hanno invitate.
In verità non voleva portarle con sé, per timore che le trovassero un
po' volgari.
Diceva:
-E non hanno nemmeno un vestito da mettere.
I1 Vincenzino diceva:
-E tu, domani compragli qualche vestito. (Ginzburg 57-58; corsivo
mio)

(30)-Ma non era per noi, era per Villa Bottiglia,- disse mia madre. -Le bimbe là, quando gli do qualche comando, si ricordano sempre. (ibidem 94; corsivo mio)

Analogamente Italo Calvino ne La giornata d'uno scrutatore impiega ora gli con valore di dativo plurale ora loro nella medesima funzione. Si confrontino i seguenti brani:

(31)
    Insomma, due razze di gente che alle regole della democrazia avreb- bero dovuto dargli poco affidamento, eppure sicuri gli uni e gli altri d'esserne i più gelosi tutori, d'incarnarne la sostanza stessa. (Calvino 19; corsivo mio)
(32)
    Povere creature che nessuno le vuole. Qui hanno chigli vuole bene, li tiene qui, gli insegna! Ce l'hanno la volontà di votare! Più loro che tutti quelli che son fuori! (4748; corsivo mio)
(33)
    Alla Madre non occorreva il riconoscimento dei suoi assistiti, il bene che ritraeva da loro -in cambio del bene che loro dava -era un bene generale, di cui nulla andava perso. (77-78; corsivo mio)

Se (32)è parte di un dialogo che giustifica ancora di più l'uso di gli, (31)e (33)sono descrizioni alla terza persona, che riproducono i pensieri del protagonista Amerigo e ne costituiscono quasi il monologo interiore. In questi due casi l'uso di gli/loro è oscillante, 'aperto' per così dire, anche se in (33)il loro dativo è vieppiù giustificato dalla prossimità con loro con valore di complemento di origine (da loro), che fornisce un elemento di una coppia lessicale perfettamente bilanciata eppure in contrasto.

Nel seguente passo di Dacia Maraini, tratto da Buio, il dativo loro è usato in una narrazione alla terza persona, dove, tuttavia, emerge un tono quasi colloquiale, come confermato dali'impiego dello stile indiretto libero.

(34) La donna si rimbocca le maniche, le porta una alla volta in bagno e lava loro la testa, aggiungendo allo shampoo del disinfettante, quasi fossero piene di pidocchi. Ma da dove crede che vengano? (29; cor- sivo mio)

Cardinaletti (1991) considera la sostituzione di loro dativo con gli una caratteristica esclusiva della lingua parlata non particolarmente accurata, ma gli esempi da Moravia e da altri scrittori sembrano contraddire, almeno in parte, questo assunto.

Interessanti osservazioni sull'occorrenza di loro in luogo di essilesse e di gli invece di le, loro dativo nella narrativa italiana sono contenute in Testa.

All'imperativo informale (seconda persona singolare e plurale) i pronomi atoni con funzione di complemento di termine vengono usati come particelle enclitiche, cioè si legano al verbo, come evidenziato in (35). (36) mostra, invece, cosa awiene allorché si usa loro:

(35)
    a. Parlami.

b.
    Parlatemi.
C.
    Parlategli.

(36)
    Parla loro.

Loro segue il verbo, ma non vi si lega.

All'imperativo alla forma di cortesia (LeilLoro) i pronomi vanno, invece, preposti al verbo, ad eccezione di loro, come dimostrano (371, (38)e (39)

(37)
    Mi parli/parlino.
(38)
    Gli parli/parlino.
(39)
    Le parli/parlino.

Ancora una volta loro rappresenta un caso a sé. Per questa ragione (38) oggi può significare

(40) Parli/parlino a lui.

owero

(41) Parli/parlino a loro.

Nelle forme non finite del verbo loro non è mai enclitico, a differenza degli altri pronomi atoni.

Infinito:

(42)
    È venuto per parlarmi/parlarle/parlargli.
(43)
    È venuto per parlare loro.

(44)
    a. Partì promettendomi che mi avrebbe scritto. b. Parti promettendole che le avrebbe scritto.

(45)
    a. Partì promettendo loro che avrebbe scritto loro.

Gerundio:

b. Parti promettendo che avrebbe loro scritto.

Costruzione assolu tu:

(46)
    Rispostole, si senti più tranquillo.
(47)
    Risposto loro, si sentì più tranquillo.

Loro, owiamente, non consente l'abbinamento con altri pronomi atoni in clusters clitici del tipo me lo, ve li, glielo, ecc. presenti in (48):

(48) a. Me l'ha dato.

b.
    Ve li ha dati.
C.
    Gliel'ha dato.

La costruzione più vicina sarebbe quella esemplificata da (49):

(49) L' ha dato loro.

dove la prossimità, la forma accoppiata, è contraddetta. Di conseguenza l'uso delle forme combinate glielo, glieli, ecc. in cui il primo elemento glie-viene interpretato come loro ristabilisce l'analogia e la regolarità.

Si ricordi la particolare natura di glie-in forme quali glielo, glieli, ecc., dove il clitico gli+e ha funzione di dativo singolare sia maschile che femmi- nile e non solo nella lingua parlata colloquiale. Del resto in francese lui, dativo singolare di terza persona, significa sia a lui che a lei, così come le dativo singolare in spagnolo si riferisce sia al maschile che al femminile. Nell'italiano substandard il dativo ci viene spesso impiegato al posto di le e gli. La tendenza, ancora non del tutto affermata, ad usare colloquial- mente gli dativo singolare sia per il maschile, sia per il femminile ha, pertanto, un fondamento insito nello sviluppo storico dell'italiano e delle lingue romanze in genere. Un uso generalizzato di gli a scapito di loro anche per il plurale si innesterebbe, a mio awiso, in questa linea.3

Cardinaletti (1991: 135) osserva che loro non può apparire isolato, come risposta ad una domanda, come si può vedere dagli esempi in (50) da lei riportati:

(50) "Q A chi ha dato l'autorizzazione?
A a.*Loro

b.
    *Gli
C.
    A loro."

In funzione allocutiva (o conativa o d'appello) si usano i pronomi tu, voi (informali),Lei (formale singolare), Loro (formale plurale), come evi- denziato da (50, (521, (53) e (54)

(51)
    Tu, Maria, cosa vuoi mangiare stasera?
(52)
    E voi, come vi chiamate?
(53)
    Lei, Signore, può accomodarsi in questa stanza.
(54)
    E Loro? Hanno richieste particolari?

In questa funzione il pronome Loro viene percepito come particolar- mente reverenziale, cerimonioso, distaccato. La sua frequenza è parecchio limitata ed è normalmente sostituito da Voi. Lo si sente più spesso in contesti professionali, per esempio alla 'conciergerie' di alberghi, al ristorante e simili.
2.1.2 Implicazioni didattiche

I1 discorso condotto sin qui si presta ad alcune considerazioni di carat- tere didattico. La 'non paradigmaticità' del pronome loro presenta indubbie difficoltà nell'apprendimento di questa struttura. Sappiamo quanto sia importante per l'acquisizione della morfosintassi che il discente operi gene- ralizzazioni o individui paradigmi, vale a dire tutta una intelaiatura logico- strutturale in cui gli esponenti grammaticali possano venire inquadrati. Ciò è tanto più importante nella fase iniziale e intermedia dell'apprendimento linguistico, allorché tale 'ossatura' nozionale riduce, in certa misura, quell'arbitrarietà che è inevitabile in ogni linguaggio storico-naturale.

Molti manuali di italiano a questo livello mostrano di privilegiare l'impiego del dativo gli anche in funzione di plurale sia maschile che femminile, cioè al posto del clitico loro, così come vengono trascurate le forme esso/a/i/e.In un sillabo o un manuale a livello post-intermedio e avanzato è invece raccomandabile la regolare inclusione del dativo loro in una trattazione di grammatica ad uso didattico. In questa sede assumono particolare rilievo osservazioni di carattere pragmatico e stilistico, oltre che storico-evolutivo, in quanto l'impiego del dativo loro caratterizza, come notato più sopra, un italiano più curato e più attento alle varie opzioni offerte dal sistema sintattico.

Infine, se in un sillabo di livello elementare ed intermedio è più utile introdurre loro dativo esclusivamente ai fini di una conoscenza 'passiva' da parte dello studente di questo pronome, a livello avanzato l'impiego 'produttivo' acquista maggiore plausibilità.
2.1.2. Pronome e aggettivo possessivo

Loro possessivo è perfettamente funzionale. Non viene mai sostituito dal pronome di terza persona singolare corrispondente. In un contesto pedagogico si osserva di frequente, tuttavia, l'interferenza dallo spagnolo, allorché loro possessivo è erroneamente sostituito da suo/sua/suoi/sue.

Tracce della non completa integrazione nella morfologia italiana del pronome e aggettivo possessivo loro si trovano negli usi regionali (toscano e varietà centro-meridionali) di suo con significato di terza persona plurale, come nel latino suus, sua suum, del resto.

L'uso di loro possessivo non sembra presentare particolarità o ecce- zioni rispetto ai possessivi delle altre persone. Tuttavia vi è un caso in cui esso si discosta dalle restanti forme (mio, tuo, suo, ecc.). Si tratta dell'uso obbligatorio dell'articolo determinativo anche nei casi in cui gli altri aggettivi possessivi non lo ammettono, vale a dire con i termini di paren- tela al singolare e non modificati da altri aggettivi, o complementi di speci- ficazione o suffissi vezzeggiativi o nomi affettivi. Questo fenomeno è esemplificato dalle sequenze da (55) a (58)

(55)
    Mio fratello.
(56)
    I1 loro fratello.

(57)
    a. I1 mio fratello minore.

b.
    I1 mio caro fratello.
C.
    I1 mio fratello di Roma.
d.
    I1 mio fratellino.

(58)
    a. I1 loro fratello minore.

b.
    I1 loro caro fratello.
C.
    I1 loro fratello di Roma.
d.
    I1 loro fratellino.

Si osservi, infine, la peculiarità che come possessivo loro è l'unica forma ad essere invariabile.

3. Conclusione

Si può concludere che le ragioni della 'crisi' parziale del pronome loro sono molto probabilmente da ascrivere alla irregolarità della distribu- zione sintattica, delle collocazioni (vedi il caso dell'articolo determina- tivo con il possessivo), che rende asimmetrica e sbilanciata, per così dire, la struttura pronominale generale dell'italiano standard.

Come ho cercato di evidenziare, loro dativo è investito da questa 'crisi' a vantaggio di gli, mentre in funzione di pronome enfatico con o senza preposizione è perfettamente funzionale e stabile. Al nominativo è particolarmente produttivo, tanto che nella lingua parlata ha quasi completatamente soppiantato essilessi, alla stessa stregua di luillei nei confronti di ellalegli e esso/essa.

In un contesto pedagogico la lenta evoluzione del sistema pronomi- nale così come documentata, tra l'altro, dalla massa di materiali messa a disposizione dai corpora linguistici non può essere ignorata da chi si occupa di didattica dell'italiano contemporaneo, come accennato sopra.

In ultima analisi ritengo sia particolarmente valido il riferimento proposto da Maiden e Rohlfs sulla 'esoticità' del clitico loro e sulla sua non perfetta integrazione nel sistema pronominale dell'italiano standard. È precisamente per questa ragione, mi pare, che nell'uso più vivo della lingua tale clitico viene percepito quasi come un corpo estraneo, ma esclu- sivamente e precipuamente nella funzione sintattica di dativo, laddove esso, a sua volta, tenta di 'mettere in crisi' la simmetricità e la regolarità del sistema.

MARIO INGLESE University of Houston

NOTE l11 simbolo * contrassegna una forma o un enunciato inaccettabile dal punto di vista morfosintattico. 2~i

deve alla scuola linguistica di Praga la definizione del concetto di temdrema. Segre lo sintetizza come segue: "Ogni enunciato conterrebbe di solito un tema, cioè una parte che si riferisce a fatti già esposti in precedenza nel discorso, o in altro modo noti o dati per tali, e un rema, una parte che contiene le informazioni nuove a fornire le quali si destina l'enunciato" (186).

3~izmuller-~occo

riconduce diverse forme variabili del "parlato neo-standard all'esistenza di fenomeni dialettali che ne determinano appunto la variabilità (473). Per esempio la preferenza del dativo gli alle forme a lui, a lei, a esso, a essa, a loro, a essi, a esse sarebbe da athibuire a tale influenza. Menire "lo scritto presenta gli, le, loro . . . i dialetti settentrionali hanno il tipo ghe, quelli meridionali hanno il tipo ci per indicare l'oggetto indiretto" (474).

OPERE CITATE

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