Odeporica e medicina: i viaggiatori del Cinquecento e la rinoplastica

by Luigi Monga
Citation
Title:
Odeporica e medicina: i viaggiatori del Cinquecento e la rinoplastica
Author:
Luigi Monga
Year: 
1992
Publication: 
Italica
Volume: 
69
Issue: 
3
Start Page: 
378
End Page: 
393
Publisher: 
Language: 
English
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Abstract:

Odeporica e medicina: i viaggiatori del Cinquecento e la rinoplastica

nnumerevoli, e talvolta insospettate perfino per gli stessi addetti ai lavori, sono le applicazioni pratiche a cui può condurre l'analisi dei testi odeporici. Talora si tratterà di ovvii rimandi ad intertestua- lità fatte di luoghi meno noti della letteratura, della storia locale e del- l'arte, talaltra di riferimenti meno immediatamente identificabili al- l'economia o ad avvenimenti di portata puramente locale, di troppo poco conto per essere notati dagli specialisti, ma certo non privi di interesse: in ogni caso, potrà essere ipotizzata la scoperta di elementi che potranno a volte produrre risultati interdisciplinari estrema- mente utili ed illuminare aspetti oscuri di un mondo solo parzial- mente conosciuto.

Anni fa, curando l'edizione del diario del viaggio in Italia di un ano- nimo viaggiatore francese della fine del Cinquecento,' uno scolion a prima vista insormontabile interruppe il proseguimento del lavoro: dopo aver visitato Malta e la Sicilia, l'estensore del manoscritto, che navigava di conserva da Messina verso Napoli, decise di sbarcare a Tropea perché aveva "ouy dire plusieurs foys qu'en ladicte ville de Turpie il y avoit ung homme qui faisoit profession de refaire des nedz à ceux qui par maladie ou par aultre accident l'avoint perdu". L'accen- no, alquanto vago, sembrava riferirsi ad attività riguardanti la pratica cinquecentesca della medicina. Ricerche piuttosto laboriose, dato il soggetto inconsueto, rivelarono finalmente trattarsi di uno dei fratelli Pietro e Paolo Vianeo. Infatti, fu possibile appurare che fin dagli inizi del Cinquecento la famiglia Vianeo aveva stabilito a Tropea un centro di chirurgia e che durante quasi tutto il resto del secolo aveva mono- polizzato le operazioni di rinoplastica in Europa. Una piccola sco- perta, questa, che apriva uno spiraglio nel campo affascinante delle relazioni tra odeporica e medicina, soprattutto nell'area della diffu- sione di nuove tecniche chirurgiche ad opera del viaggiatore (medico, paziente o semplicemente curioso) che le riportava nel suo diario o ne parlava al suo ritorno in patria.

Che il turista del Cinque e Seicento considerasse i medici famosi del suo tempo con lo stesso interesse che provava per i gabinetti di curiosità naturali2 o le collezioni di opere d'arte non stupirà il cultore dell'odeporica. Si sa che già Montaigne aveva visitato a Pisa il medico Tommaso Cornacchini, curioso non solo di udire da lui "certe sue rime piacevoli", ma soprattutto per parlargli di medicina e di confi- dargli i suoi malanni.3 John Evelyn si trattenne quasi un mese a Pa- dova per assistere ad una serie di lezioni sull'anatomia, "celebrated with extraordinary apparatus": erano tenute dai due famosi chirurghi Vesling e Le~nio.~

Evelyn, come del resto numerosi viaggiatori coevi, si dilettava anche a visitare gli ospedali più famosi non solo per am- mirarvi medici celeberrimi e l'organizzazione sapiente che avevano saputo creare, ma talvolta anche per una viscerale tendenza anticat- tolica che gli faceva osservare con una certa soddisfazione a quali sof- ferenze andavano incontro i pazienti che non riuscivano a sottrarsi ai vizi imperanti in quel diabolico paese ("licentious country") che era l'Italia del suo tempo.5

Non si dimenticherà, tuttavia, che l'odeporica può anche assumere la funzione di formazione tecnica per lo stesso chirurgo. Paré dedica ai suoi viaggi tutta un'appendice del suo grande volume sulla chirur- giaqUApologie et traicté contenant les voyages faicts en divers lieux"): viaggi intesi come occasioni di esperienze dirette, soprattutto nel contesto storico di campagne militari e di assedi di città, situa- zioni di emergenza in cui la necessità costringe spesso il chirurgo al- l'improvvisazione e talvolta, come felice conseguenza diretta, alla scoperta di tecniche innovatrici. Ma il fatto ancora più interessante rimane il metodo di diffusione di queste tecniche. In un'epoca in cui la preparazione scientifica del barbiere-chirurgo è di tipo prag- matico-sperimentale, basterà che egli sappia raccontare a grandi tratti le fasi più salienti dell'operazione perché altri si senta invogliato a tentarla, per di più, con una percentuale di successo non lontana da quella ottenuta dallo stesso inventore della tecnica in questione. Gli esempi di Leonardo Fioravanti e di Jean Griffon, cui si accennerà più sotto, mi sembrano estremamente significativi al riguardo.'

Mi sono proposto di analizzare qui alcuni testi odeporici nuovi con altri documenti cinque e secenteschi già noti, per evidenziare il pro- cesso di sviluppo della rinoplastica nell'Italia rinascimentale. Agli storici della medicina di decidere quali siano stati i meriti oggettivi dei chirurghi calabro-siculi del Cinquecento e quale indipendenza si dovrà attribuire all'opera del Tagliacozzi; mi interessa, piuttosto, in questa sede, la percezione che della famosa, quasi mitica, operazione ebbero, soprattutto, i viaggiatori che ne riferirono nei diari e nella cor- rispondenza.

Occorrerà anzitutto precisare rapidamente le ragioni che crearono l'urgenza della chirurgia rinoplastica nella particolare area geografica dell'ltalia meridionale. La legge bizantina, che ivi era in vigore fino a Rinascimento inoltrato, comminava l'ablazione del naso ad adulteri e stupratori colti in flagrante delitt~.~

Quanto alle motivazioni per tale scelta, bisognerà riandare ad una lunga tradizione dalle radici an- tropologiche non sempre facilmente definibili.9 Nel passato, tale mu- tilazione era stata effettuata esclusivamente per vendetta politica: si usava segnare in questo modo, crudelmente, i re sconfitti. Persino al- cuni principi bizantini, rovesciati dal trono, non ne erano andati im- muni: così, secondo il Gibbon, Eracleone, Giustiniano I1 e Leonzio erano "rhinotmeti" (dal naso mozzato). lo Per restare nell'area geogra- fica che ci interessa, la leggenda narra che la prima invasione araba della Sicilia (827) fu diretta dal generale bizantino Eufemio da Mes- sina, che aveva abbandonato la patria in esilio volontario, proprio dopo aver subito questa infamante punizione. Anche alla donna tale punizione veniva assegnata dalle leggi normanne e sveve in vigore in Sicilia, quando essa fosse stata trovata colpevole di adulterio o del de- litto di aver prostituito la figlia.'' Owiamente, lo sviluppo di tecni- che di chirurgia rinoplastica limitato quasi esclusivamente all'area siculo-calabra fa supporre in tale regione una incidenza relativa- mente alta di questo tipo di infrazione e di punizione, unita probabil- mente ad un numero non indifferente di ferite da duello, nonché di disfunzioni da sifilide o da lebbra. Ma la notorietà e il successo della cura attirerà in seguito, come si vedrà, un numero elevato di pazienti da altre regioni.

Fin dal Quattrocento, il chirurgo catanese Gustavo Branca Minuti (t1449) si era occupato di rinoplastica, ricostruendo le parti mancanti con prelievi di tessuti dalla guancia e dalla fronte,12 servendosi di una tecnica già usata secoli in antecedenza da medici indiani13 e mediata, molto probabilmente, da chirurghi arabi,14 dato che le opere di me- dicina di Alcmeone, Ippocrate ed Erasistrato tacciono su questo pun- to.15 I1 figlio di Gustavo Branca, Antonio, continuatore dell'arte pa- terna, aveva modificato radicalmente questa tecnica con il prelevamento di tessuti dalla faccia interna del braccio.'" Gli storici coevi non cessano di elogiare i Branca. Pietro Ranzano (1428-1492) chiama Gustavo Branca "chirurgorum omnium qui toto orbe sunt przstantissimus", e aggiunge che il figlio Antonio "pulcherrimo pa- tris invento non parum adjecit. Quippe non solum nares, sed labia et aures mutilatz quzmadmodum resarcirentur exogitavit". l7Etienne Gourmelen definisce Antonio Branca: "Chirurgus quoque paucis comparandus, aurium, narium et labiorum si quz recisa fuerint re- stitutor",18 mentre Bartolomeo Fazio aggiunge, due secoli dopo, che questa terapia, della durata di quindici o venti giorni, ricreava il tes- suto mancante del naso "tanto artificio ut vix discerni oculis iuncta posset" la differenza tra i due tessuti.19 Tale tecnica venne in seguito incorporata nei manuali quattro-cinquecenteschi ad uso dei chirur- ghi, come il Buch der Bundth-ErtzneyZ0 e il testo Anatomice, sive Hi- storia corporis humani; ejusdem collectiones medicinales seu afo- rismi di Alessandro Benedetti.21 L'interesse per il procedimento chirurgico usato da Antonio Branca appare già in una lettera del poeta napoletano Eliseo Calenzo (1450-15031, il quale, testimone oculare dell'operazione miracolosa, consigliava all'amico Orpiano di "volare" in Sicilia per farsi rifare dal Branca il naso mutilato.22

Mentre, alla morte di Antonio Branca (all'inizio del Cinquecento), un suo allievo Baldassarre Pavone, continuava in Sicilia l'attività del maestroIz3 Vincenzo Vianeo si trasferiva in Calabria, esercitando la professione di chirurgo a Maida, non lontano da Catan~aro.~~

A Vin- cenzo via ne^,^^ morto nel 1520, successe il figlio Bernardin~,~"

il quale si stabilì a Tropea, dove i suoi figli, Pietro e Paolo, iniziarono un'attività che ben presto dette alla cittadina reputazione internazio- nale, attirando nella regione medici e pazienti, nonché gran numero di curiosi. Attorno al 1571 Pietro Vianeo esercitava ancora a Tropea, secondo il BarrLZ7

La fama internazionale dell'attività chirurgica sviluppata dai Via- neo a Tropea è forse indebitata anche verso Ambroise Paré, che la do- cumentò, a partire dal 1561, in alcuni suoi celebri lavori sulla chirur- gia,28 descrivendo con particolari molto precisi l'operazione di questo "maistre refaiseur de nez perdus":

Il s'est trouvé en Italie un chirurgien qui par son artifice refaisoit des nez de chair en ceste maniere. C'est qu'il coupoit entierement les bords calleux ou cicatrisez du nez perdu comme I'on fait aux becs de lievre: puis faisoit une incision tant grande et profonde qu'il estoit necessaire au milieu du muscle dit biceps, qui est l'un de ceux qui flechist le bras; puis subit faisoit poser le nez en ladite incision et bandoit si bien la teste avec le bras qu'il ne pouvoit vaciller cà ne làj et certains jours après, qui est ordinairement sur le quarantiesme iour, cognoissant l'aggluti- nation du nez avec la chair dudit muscle, en coupoit tant qu'il en falloit pour laportion du nez qui manquoit: en après la faconnoit de sorte qu'il rendoit le nez en figure, grandeur et grosseur qu'il estoit requis, et trait- toit ce pendant la playe du bras comme les autres, lors qu'il y a deper- dition de substance. Et durant lesdits quarante iours faisoit user à son malade des panades, pressis et autres viandes faciles à transgloutir, et quant aux remedes desquels il usoit, estoyent de quelques baumes ag- glutinatifs.

Nous avons de ce tesmoignage d'un gentil-homme nommé le Cadet de Sainct Thoan, lequel ayant perdu le nez et porté long temps un d'ar- gent, se fascha pour la remarque, qui n'estoit sans une risée, lors qu'il estoit en compagnie. Et ayant ouy dire qu'il y avoit en Italie un maistre refaiseur de nez perdus, s'en alla le trouver, qui le luy refaconna en la manière que dessus, comme une infinité de gens l'ont veu depuis, non sans grande admiration de ceux qui l'avoyent cogneu auparavant avec un nez d'argent. Telle chose n'est impossible, toute fois me semble fort difficile et onereuse au malade, tant pour la peine de tenir la teste liée long temps avec le bras que pour la douleur des incisions faites aux par- ties saines, coupant et eslevant portion de la chair du bras pour former le nez; ionct aussi qu'icelle chair n'est de telle temperature ny sem- blable à celle du nez, et pareillement estant agglutinée et reprise ne peut iamais estre de telle figure et couleur que celle qui estoit auparavant à la portion du nez perdu: aussi les creux des narines ne peuvent estre comme ils estoyent ~remierement.~"

Contemporaneamente al Paré, Andrea Vesalio ricordava la mede- sima tecnica operatoria nella sua Chirurgia magna, senza tuttavia ri- cordare le fonti da cui avrebbe potuto essere influenzato, celandosi dietro un "nos" che sembra suggerire una pratica comune presso i col- leghi.30 Pochi anni dopo, Gerolamo Mercuriale, medico veneziano, non poteva evitare di ricordare i Branca con Tagliacozzi, il quale sem- bra avesse a portata di mano un certo numero di ex-pazienti, ovvia- mente ristabiliti in modo perfetto, da esibire ai colleghi di passaggio a Bologna:

Nam in Calabria certum est reperiri qui reficiant nares. Est etiam Bo- noniz excell. Tagliacotius, qui dum essem Bononiz nuper mihi indi- cavit duos quibus refecerat nares. Certe res non est usque ade0 similis ut non dignoscatur error, at certe multum est. Et spero fore ut in dies ad maiorem perfectionem hzc operati0 pr~grediatur."~

I1 testo del Mercuriale è tanto più importante in quanto precede una breve descrizione della tecnica usata per rifare il naso:

Modus autem faciendi, ut breviter dicam, est. Scarificant partem naris amputatz et auferunt pelliculam et etiam modicum carnis ex musculo brachii; atque nares ita scarificatas ponunt arctissime intra illud fora- men brachii, atque tam diu in ibi conservandum curant donec et nares et caro brachii sint unitz et conglutinatze; quod ubi factum est, acutis- simo gladiolo circuncidunt carnem atque ex ea parte auferunt ablatas nares. Postmodum, gladiolis concinnant et in figuram amissam narium efformant. Demum cannula plumbea aut argentea (ni fallor) nares obte- gunt, atque ita curant ut caro illa dura evadat, et veluti cutem faciat. Hanc operationem dicebat Fallopius esse nimis dolorosam, atque prz- stare habere amputatas nares quam huiusmodi tormentum subire. At ego contra sentio maxime quia res sit absque periculo et, ut mihi Ta- gliacotius retulit, non etiam multorum dierum spatio. Ni fallor, enim dixit sese opus perfecisse minus triginta diebus32

E per quanto riguarda l'area spagnola, il chirurgo Dionisio Daza Chacon affermava di aver udito parlare della presenza in Calabria di

un "cirujano que restauraba las narices perdidas", poco prima di sal- pare per Lepanto (7 ottobre 1571) con la flotta di don Giovanni d'Au- ~tria.~3

Quanto ai testimoni oculari dell'operazione, ci soccorre quanto scrive nel suo volume scientifico-autobiografico, Il tesoro della vita umana, Leonardo Fioravanti, medico e viaggiatore bolognese, che era passato in Calabria nel 1548.Là Pietro e Paolo Vianeo, "huomini no- bili et facoltosi [. . . ] et cirugici dignissimi, [. . . ]facevano il naso a coloro che per qualche accidente lihavevano perduto":

Ritrovandomi in Turpia benissimo a cavallo et con un servitore, andai alla casa di questi dui medici, dicendoli che io era gentil'huomo bolo- gnese, et che era andato là a parlar con loro, perché io havea un parente che alla rotta di Saravalle in Lombardia gli era stato tagliato il naso, combattendo coi nemici, et che desiderava sapere se doveva venire sì

o no. Et perché a Bologna vi era un figliuolo di un Senatore che si chia- mava messer Cornelio Albergati, che in tal luoco gli era stato tagliato il naso d'un Stradioto, et costoro già ne havevano havuto nuova per let- tere, et così io dissi volerlo aspettare, et ogni giorno andava alla casa di costoro che ne havevano cinque da farli i nasi; et quando volean fare quelle operationi mi chiamavano a vedere, et io fingendo di non poter veder tal cosa, mi voltava con la faccia a dietro, ma gli occhi vedeano benissimo. Et così viddi tutto il secreto, da capo a piedi, et lo imparai. Et l'ordine è questo, cioè la prima cosa che costoro facevano ad uno quando li volevano fare tale operatione lo facevano purgare, et poi nel braccio sinistro tra la spalla et il gombito nel mezo pigliavano quella pelle con una tanaglia, et con una lancetta grande passavano tra la ta- naglia et la carne del muscolo, et vi passavano una lenzetta o stricca di tella, et le medicavano fin tanto che quella pelle diventava grossis- sima. Et come pareva a loro che fosse grossa a bastanza, tagliavano il naso tutto pare, et tagliavano quella pelle ad una banda et la cusivano al naso et lo ligavano con tanto artificio et destrezza, che non si poteva muovere in modo alcuno fintanto che la detta pelle non era saldata in- sieme col naso. Et saldata che era, la tagliavano a l'altra banda, et scor- ticavano il labro della bocca, et vi cusivano la detta pelle del braccio, et la medicavano fin tanto che fosse saldata insieme col labro, et poi vi mettevano una forma fatta di metallo, nella quale il naso cresceva a proportione restava formato, ma alquanto più bianco della faccia, et questo èl'ordine che questi tali tenevano nel fare i nasi. Et io lo imparai tanto bene quanto loro istessi. Et così volendo lo saprei fare, et è una bellissima prattica et grande esperien~a.~~

Non si mancherà di sottolineare quest'ultimo aspetto di mimesi delliintervento chirurgico da parte di un testimone, a provare come la diffusione della tecnica non richieda particolare conoscenza in ma- teria: nonostante una certa esagerazione, Fioravanti conosce ora la tecnica della rinoplastica "calabrese" quanto gli stessi chirurghi.

Altro testimone oculare di questa operazione delicata, un paziente, Camillo Porzio, che un marito oltraggiato aveva mutilato, in una let- tera del 5 luglio 1561 scrive al cardinal Seriprando:

ci ho patiti grandissimi travagli, essendo stato bisogno che si tagliasse nel braccio sinistro duplicata carne della persa, dove si è curata per più di un mese, e poi me l'ha cucita al naso, col quale mi è convenuto tenere attaccato quindici dì il predetto braccio; [ . . . ] questa è un'opera inco- gnita degli antichi, ma di tanta eccellenza e tanto meravigliosa che è gran vituperio del presente secolo che per beneficio universale non si pubblichi e non s'impari da tutti i cerusici, essendo che oggi sia ristretta in un solo uomo, il quale [ . . .] fa quel medesimo che l'istessa natura.3s

Attorno alla metà del Cinquecento Tropea diventa meta di pelle- grinaggio da parte di medici e di pazienti. Si ricorderà almeno Giulio Cesare Aranzio (1530-1589), professore di chirurgia e di anatomia a Bologna e nipote di Bartolomeo Maggi, archiatra di Giulio 11. Aranzio passò la tecnica al medico polacco Wojciech Oczlzo (1537- 1599), che era venuto a Bologna da Cracovia nel 1565 per compiervi studi di me- dicina. Nel suo volume sulla sifilide Oczlzo ricorda le tecniche di ri- noplastica apprese dalllAranzio, le quali sono molto simili a quelle usate dai via ne^.^^

Alle testimonianze di viaggiatori, medici e curiosi, venuti da tutta l'Europa, vorrei aggiungere la testimonianza, finora ignota, almeno in ItaliaI3' di un viaggiatore tedesco, Samuel Kiechel von Kiechelsberg (1513-1619) che si fermò a visitare Tropea tra il 5 e il 6 maggio 1587, diretto verso l'Oriente. Ecco la traduzione di quanto scrive Samuel Kiechel, il quale, fermatosi a Parigi per cinque mesi, aveva forse avuto la possibilità di leggere il testo del Paré. In sostanza, non si scosta gran che da quanto avevano scritto pazienti e medici che l'avevano prece- duto:

In una piccola città [Tropea] vive un fabbricatore di nasi. Se ad uno viene tagliato il naso in modo che debba rimanerne privo per sempre, lui gliene può fare un altro, nuovo di zecca, preso dalla sua stessa carne e formato secondo la forma dell'originale. Non solo ha tentato questo procedimento, ma ha avuto grande successo. Ho sentito che fa un'in- cisione nel braccio di colui che non ha più il suo naso, fa sanguinare l'area attorno al naso, poi lega il naso al braccio in modo tale che l'uno si attacchi all'altro, il che avviene in circa venti giorni o poco più. Infine forma il naso. Pensate quanto deve soffrire il paziente durante questa operazione. Che Dio preservi a ciascuno il proprio naso!iH

Questa ultima testimonianza ci può almeno rendere certi della pre- senza dell'ultimo Vianeo nel 1587: la sua morte deve quindi situarsi tra il passaggio a Tropea del Kiechel (5-6 maggio 1587) e quello del- l'anonimo viaggiatore francese dei Discours viatiques citati, il quale afferma ai primi di maggio del 1589 che l'ultimo chirurgo di Tropea era morto "depuis peu de temps" e che "sa femme qui faisoit la mesme profession [ . . .] n'estoit si habile que son deffunct mary" (p. 164).Tale terminus a quo è confermato da uno studente di Taglia- cozzi, Giovanni Battista Cortesi, che, recandosi nel 1599 a Messina dove era stato eletto professore e passando da Tropea, sosteneva che l'arte di rifare i nasi era ormai del tutto dimenticata nella regione:

Dum Turpiam transiremus, intelleximus Petrum Boianum et suos obiisse, vidimusque illam forcipem qua utebantur in hac peragenda actione ex una tantum parte perforatam, unde coacti erant sectionem hanc bis repetere. Sed hi, tamquam primi inventores imaturaque forte morte przeventi non potuerunt ad perfectionem hoc inventum perdu- cere, quod postea Taliacotius ad hanc formam commodiorem et elegan- tiorem redegit.39

Pochi anni dopo, uno scienziato inglese, John Ray, fermatosi a Tro- pea, vi raccoglieva solo esemplari rari di flora locale, la memoria dei Vianeo essendo completamente svanita.40 Ma è anche probabile che a quest'epoca la prassi punitiva dell'adulterio fosse stata ridotta, uf- ficialmente, a metodi meno brutali.

1 ricordo dei chirurghi tropeensi continuerà nei testi di medicina. Gabriele Falloppio scrive alla fine del Cinquecento: "Sunt tamen qui- dem in Calabria qui solent efformare nares amputatas", e offrirà una volta di più la descrizione del metodo usato, descrizione che non si allontana di molto da quelle già lette, se non nella conclusione nega- tiva. Si tratta di un processo alquanto lungo, afferma Falloppio ("ne- gotium hoc est aliquando trium mensium, aliquando sex, aliquando anni integri"), e di un'operazione tanto dolorosa che, per quanto lo riguarda, lo scienziato italiano preferirebbe vivere senza naso o con un naso posticcio: "ego teneo quod maximus est cruciatus et vellem totum amittere nasum potius quam hunc subire laborem. Moneo ut potius utatur fictitio naso quam isthzc subire tormenta."41

Finalmente, tra gli ultimi scrittori dell'epoca che trattarono di que- sto tema, Tommaso Campanella, parenteticamente ed ex absurdo, descrive le conseguenze di una inverosimile operazione, in cui alla morte di uno schiavo che aveva donato al padrone il proprio naso in cambio della libertà, il naso dell'ex-padrone finisce pure per morire. I1 filosofo napoletano definisce l'operazione "magia tropiensium", in un passaggio del De sensu rerum et magia che va1 la pena ricordare, nonostante l'idea del "donatore" di un organo fosse all'epoca ancora un sogno irrealiz~abile:~~

Vir neapolitanus cui amputatus fuerat nasus emit mancipium promit- tendo illi libertatem, si sineret nasum refici ex carne brachii illius se- cundum magiam Calabrorum Tropiensium quze in 40 diebus hoc opus explet. Refectus est nasus, liberatus servus, sed post tres [annos] mor- tuus est morbo consueto, et simul particula nasi in hero cepit languere, et mortua est et computruit eodem tempore et ordine, quo servus. Quze- rit ad me amicus cujusnam, anima vivebat nasi particula, servine an domini? Si domini, quare mortua est, mortuo servo? Si servi, quare vi- vebat ab eo separatim? Cum quzecumque recisa membra intereant?

È, questa del Campanella, forse l'ultima testimonianza cinque- secentesca della magica operazione dei chirurghi di Tropea, tanto più importante quanto da lui personalmente osservata, se è lecito credere a quanto scrive nei Medicinalia: "Quorum refectos [dai calabresi] vidi multos, ex proprii brachii interiori musculo, non alieni; quando enim illi moritur, moritur et particula nasi ex ejus carne refecta, ut diximus in 4 lib. De sensu rer~m."~~

Quando Gaspare Tagliacozzi pubblicherà il De curtorum chirurgia per in~itionern,~~

lo studio definitivo sulla rinoplastica cinquecente- sca, indirizzandosi agli addetti ai lavori nella lingua usata dagli uo- mini di scienza dell'epoca, affermerà di aver avuto l'idea di questa operazione "ex agrorum cultura", dagli innesti, cioè, operati in agri- coltura. Si sbarazzerà con una certa insolenza dei Vianeo, senza nem- meno nominarli, poiché si trattava di chirurghi di second'ordine, del tutto privi della preparazione universitaria che lui, Tagliacozzi, pos- sedeva: "quosdam in Calabria, qui usu potius anormi et fortuito, quam ratione confirmato, hanc artem, si tam ars dicenda est". Più grave, tuttavia, sembra l'aver taciuto il suo debito verso Giulio Cesare Aranzio, suo maestro e predecessore a Bologna. Sembra certa, inoltre, la mediazione di Leonardo Fioravanti, che aveva comunicato al Ta- gliacozzi quanto era venuto a conoscere delle tecniche usate dai Via- neo, empiriche finché si vuole, ma certo efficaci."5

Nonostante permanga tra alcuni studiosi un certo senso di disagio riguardo al modo con cui Tagliacozzi si era sbarazzato del suo debito verso i predecessori," si deve al chirurgo bolognese il merito di avere lasciato una documentazione metodologicamente precisa, fatta con impeccabile terminologia medica e arricchita da numerose illustra- zioni, sulla tecnica della chirurgia rinoplastica che, altrimenti, sa- rebbe forse andata irrimediabilmente perduta. A questo punto, per re- stare in tema odeporico, non sarebbe privo di interesse notare come i viaggiatori di passaggio a Bologna ripetano di aver avuto la fortuna di osservare de visu la tecnica della rinoplastica sviluppata dal celebre Tagliacozzi. Basterà il nome di Johann Heinrich von Pflaumern: "In alia videas monumentum Gaspari Taliacotio viventi honoris ergo po- situm. Inaudita is vir medendi ratione przstabat: labra, nares, aures hominibus quibus deessent, reponebat ade0 solerter, ut proxime mi- raculum ars e~set."~'

Ancora una volta, è in una guida al viaggiatore che troviamo il nome del medico famoso, onorato con una statua che commemora per i posteri la "miracolosa" tecnica operatoria che lo ha reso celebre in tutto il mondo, nonostante l'appropriazione indebita di quanto già i Vianeo avevano offerto ai contemporanei: "non [ . . . ] sine evidenti auxilio Turpiensium medicorum, ex Boiana familia natorum, opere est executus", come affermava Giovanni Battista Cortesi (p. 83). D'ora innanzi il Tagliacozzi sarà considerato, per usare l'espressione del medico tedesco Wilhelm von Hilde, "huius operationis et curatio- nis primus inventor", proprio perché "operationem hance et curatio- nem chirurgicam nobilissimam [ . . .] primus scriptis posteritati re- liq~it".~~

Ma è con van Hilde che è possibile verificare la funzione del medico-viaggiatore che riferisce quanto ha osservato ad altri chirur- ghi: a loro volta, essi saranno tentati di sperimentare sui loro pazienti la possibilità di operare tale miracolo. Von Hilde narra come a Lo- sanna Jean Griffon nel 1592abbia praticato con successo questa ope- razione su una fanciulla il cui viso era stato deturpato da un gruppo di soldati brutali: "Dominus Griffonius vero ex cujusdam peregrini Itali Lausannam transeuntis et a Domino Casparo Taliacotio curati relatione, nonnulla primordia habuerat, reliqua sua industria, etiamsi talibus operationibus numquam interfuisset, nec scripta Dn. Talia- cotii hac de operatione exstitisse perfecit."

Così continua quest'altro compito dell'odeporica rinascimentale, forse meno noto agli stessi specialisti: testo scritto (diario o lettera che sia) e racconto orale rivestono nella storia della medicina del Cinque e Seicento una funzione, si direbbe, di pubblicità e di autopro- paganda, ma anche e soprattutto di diffusione di nuove tecniche chi- rurgiche, funzione paragonabile a quella delle odierne riviste scienti- fiche. In un'epoca in cui la scienza moderna muove i primi passi, il colporteur de nouvelles che si autoracconta non è più ridotto ad essere esclusivamente narratore affascinante di cose e persone lontane, ma al tempo stesso si rivela precursore del giornalista/volgarizzatore scientifico e anche dell'uomo di scienza contemporaneo che presenta i suoi esperimenti ai colleghi su una rivista specializzata o di alta di- vulgazione: funzioni, queste, lo si dovrà ammettere, del tutto inaspet- tate persino da parte degli stessi cultori dell'odeporica.

NOTE

'Discours viatiques de Paris à Rome et de Rome à Naples et Sicile (Genève: Slat- kine, 19831, "Biblioteca del Viaggio in Italia", n. 15; si vedano soprattutto le pp. 163- 164 e 266-268.

2Per restare nell'area delllItalia meridionale, basterà ricordare i gabinetti di storia naturale dei fratelli Della Porta e di Ferrante Imperato, che costituirono una tappa ob- bligata per il turista intelligente del Cinque e Seicento di passaggio a Napoli: Nicolas

Peiresc, per esempio, li visitò entrambi. A questo proposito, l'indagine delle varianti che appaiono nei successivi testi odeporici che si riferiscono a queste istituzioni private è estremamente utile per analizzare la storia del gusto estetico e dell'interesse per le mirabilia naturali raccolte (ma spesso fabbricate ad arte) dai dotti amatori di curiosità: se ne vedrà un abbozzo nelle note dei miei succitati Discours viatiques, pp. 239-240. "lourna1 de voyage en Italie, éd. Ch. Dédéyan (Parigi: Les Belles Lettres, 19461, p.

365. 4Kalendarium, ed. E. S. de Beer (Oxford: Clarendon Press, 19551, p. 475. "p. cit., p. 476. "CEeuvres, facsimile dell'edizione del 1585 (Parigi: G. Buon), riedita a Lione dalle

Editions du Fleuve, s.d.

'Si vedano qui sotto, rispettivamente a p. 383 e 387, i testi in questione, senza di- menticare, naturalmente, che la segretezza di cui in genere amavano circondarsi molti chirurghi può aver vieppiù diminuito il numero dei testi arrivati fino a noi (tale reti- cenza si noterà, parenteticamente, anche nel testo del Fioravanti citato più avanti).

8La pena di morte, prevista originalmente dalle costituzioni di Giustiniano, veniva spesso sostituita con punizioni meno drastiche, come mutilazioni di membra o rimo- zione forzata degli adulteri in un convento. La disposizione sull'adulterio che interessa il nostro caso è contenuta nell1Eg1oga XVII, 27, la quale stabilisce che ad ambedue i colpevoli di adulterio sia comminata la pena dell'ablazione del naso (si vedano, tra i numerosi saggi sull'argomento, Fausto Gloria, Studi sul matrimonio dell'adultera nel dirittogiustinianeo e bizantino. Torino: Giappichelli, 1975, pp. 28-30, 153-174,201- 210; Bernhard Sinogowitz, Studien zum Strafrecht der Ekloge. Atene: Demosieumata Akademias Athenon, 1956, pp. 79-81).

"nasalità" solleva questioni e pone problemi filologici, non solamente fisiolo- gici. Antica quanto il mondo è la relazione (ipotizzata a livello folkloristico) esistente tra la lunghezza del naso e quella del pene. Tale relazione non è fondata, come si sarebbe tentati di credere, su influenze risalenti ai Physiognomonika dello pseudo-Aristotele (già lo aveva creduto Edith C. Evans, "Physiognomics in the Ancient World," Trans- actions of the American Philosophical Society, LIV [1969], 54); infatti il testo dello pseudo-Aristotele parte dal principio che "i caratteri psicologici [dianoiai] dipendono dalle caratteristiche somatiche (somata)" dell'individuo (I, 1). Del resto, tutti i testi antichi, greci, latini e persino arabi [il Physiognomonikon di Polemone è noto solo at- traverso una versione araba, poi tradotta in latino) non parlano direttamente di una re- lazione o proporzione tra le diverse parti del corpo, limitandosi a collegare le caratte- ristiche anatomiche con il carattere psicologico e morale dell'individuo: per Polemone, come per lo pseudo-Aristotele (VI, 41, anzi, è il naso camuso a significare frenetica at- tività sessuale ("nasus . . .simus scortationem et rei venereu: amorem prodit," cap. 26; si vedrà il passaggio nell'edizione di G. Hoffmann contenuta nei due volumi di Scrip- tores physiognomonici grzci et latini, curati da Richard Foerster. Lipsia: B. G. Teub- ner, 1893, I, 228). Gli scritti pseudoaristotelici conosciuti nel medioevo definiscono "nobilissimus nasorum" quello "longus, sed non nimis longus . . .: hoc est signum in- tellectus et prudenti=" (Physiognomoniz secreti secretorum pseudoaristotelici in Scriptores, cit., 11,204). Parrebbe, quindi, che la relazione anatomica di cui stiamo trat- tando in questa sede sia di derivazione più tardiva, facente parte del folklore bizantino e medievale. In effetti, tra i precetti della Scuola Salernitana si dichiarava: "Ad formam nasi dignoscitur hasta Priapi" [Flos medicinz scholz Salerni in Salvatore De Renzi, Collectio Salernitana [Napoli: Filiatre-Sebesio, 18591, V, 51). In sede letteraria, evi- tando cioè di sceverare tra la messe abbondantissima di intertestualità della letteratura internazionale, per limitarci alle letterature più note, si dovrà partire dal testo di Ca- tullo j 13: "Cenabis bene"), il quale parrebbe proprio sottolineare tale relazione, almeno secondo taluni critici [R. J. Littman, "The Unguent of Venus: Catullus 13," Latomus

36 [1977], 123- 128; J. P. Hallett, "Divine Unction: Some Further Thoughts on Catullus 13," Latomus 37 119781, 747-748); si approderà infine, per restare nell'area rinascimen- tale, alla ben nota citazione di Rabelais: "Ad formam nasi cognoscitur ad te levavi" (Gargantua,cap. xl). Questi non fa che ripetere, con una variante eufemistica, il detto succitato dei salemitani; alla formula rabelaisiana si dovrà aggiungere quella dell'uma- nista Ludovico Ricchieri, più noto sotto lo pseudonimo di Celio Rodigino: "Dicuntur nasati viriliores, ac belle mutationati" (Antiquz lectiones. Milano, 1516, XIV, 60). Quanto all'ablazione del naso come metafora della castrazione vera e propria, si vedano Virgilio (Eneide,VI, 497) e Marziale (11, 831, ma si tratta, soprattutto nel caso di que- st'ultimo, di mutilazione di adultero operata da mariti traditi, al di fuori delle norme legislative dell'epoca. I1 tema del nasuto/virile aveva già goduto un discreto successo nella farsa medievale francese ("J'ay ouy dire à maistre Mengin l Qu'il avoit le plus bel engin l Que jamais enfant peult porter: l I1 ne s'en fault que rapporter / A sonnez, voyià qui l'enseigne", Farce de maistre Mimin in Ancien thébtre francais. Paris: Jeannet, 1854,II, 339). Nella letteratura scientifica rinascimentale, il simbolismo fallico è ampiamente trattato da Giovanni Battista Della Porta nel suo Physiognomonia del 1586. Questi è il primo ad asserire con sicurezza scientifica: "Nasus correspondet przputio: nam quibus longus et crassus, eadem mutonis forma, sic si acutus, ve1 crassus, ve1 bre- vi~.Sic narium qualitas respondet testiculis. Nasati apud Lampridium viriliores ac bellemutationati censentur. Undeparoemia denasatorumpeculiovulgo trita: nasimag- nitudine mutonis concipi qualitatem" (cito dall'edizione di Francoforte [apud N. Hoff- mannum, 1618, 11, ix, p. 1101; se ne veda una traduzione modema, Della fisionomia dell'uomo, presentata da M. Cicognani [Milano, Longanesi: 19711). I1 detto "il naso ri- sponde alla verga" assume con il Della Porta importanza e valore nettamente scien- tifici. Qualche anno prima della pubblicazione del testo del Della Porta, tuttavia, Lau- rent Joubert aveva decisamente negato ogni relazione proporzionale tra elementi anatomici nel "campo" maschile come in quello femminile (Erreurs populaires et pro- pos vulgaires touchant la médecine: "la proportion des membres n'est observée en tous, plusieurs ont une belle trompe de nez qui sont camus du reste et plusieurs camus du nez sont bien apointés du membre principal" (Bordeaux, 1578, V, iv). Nella lette- ratura inglese, dopo gli esempi di Chaucer ("Wife of Bath" 111,619-620; "Reeve's Tale" I, 3973-3974), si potrà analizzare un certo numero di testi di Shakespeare, il quale pure usa il naso in funzione eufemistica (Anthony and Cleopatra, I, ii, 56-59; Macbeth, 111, iii, 27-28), senza tuttavia dimenticare Laurence Sterne che si servirà di questo topos nel Tristram Shandy (111, 33). E, per finire, non si potrà dimenticare l'analogia creata recentemente dall'attore cinematografico Steve Martin nel film Roxanne, in cui, fa- cendo il verso al ben più celebre monologo del Cyrano de Bergerac (1897) di Edmond Rostand, concludeva: "With that nose you can satisfy two women at the same time."

Un'analisi generale, soprattutto degli aspetti iconografici di questo problema, si trovanello studio di Alfred David, "An Iconography of Noses: Directions in the History of a Physical Stereotype" in Jane Chance and R. O. Wells, Mapping the Cosmos (Houston: Rice University Press, 1985), pp. 76-97. A questo riguardo non si dovrà dimen- ticare l'esistenza di graffiti di epoca romana che davano al naso del soggetto caricaturato un'apparenza decisamente fallica (Corpus inscriptionum latinarum, IV, 7248; Graffiti del Palatino, a cura di V. Vaananen, Helsinki, 19661 11, no 36, p. 128).

1°Edward Gibbon, The Decline andFall of the Roman Empire, cap. 48. Lapunizione dell'ablazione nella storia umana del naso è antica quanto l'umanità stessa: ne parlano già Marco Giuniano Giustino nel De historiis philippicis (lib. XV) e Diodoro Siculo nella Bibliotheca Historica (I, 60). Per quest'ultimo la punizione che Actisane, re degli Etiopi, aveva istituito dopo la conquista delllEgitto, impediva il reinserimento nella società dei colpevoli di vari delitti. La mancanza del naso è considerata "irregularitas ex defectu" dal Diritto Canonico medievale. Visigoti, Longobardi e altre popolazioni barbare consideravano I'ablazione del naso una tra le più efferate punizioni da inflig- gere. Heinrich Haeser cita come causa prossima dell'incremento della chirurgia pla- stica nel Cinquecento una legge promulgata da Sisto V che decretava non più il mar- chio, ma l'ablazione del naso ai colpevoli di furto (Lehrbuch der Geschichte der Medizin. Jena: Mauke, 1853, p. 493): secondo il Corradi, tuttavia, la cosa sembra poco probabile (art. cit., p. 252, n. 6). Tra i personaggi che persero il naso in un duello non si dimenticherà l'astonomo danese Tycho Brahe (1546-1601), il quale, piuttosto che farselo rifare, preferì sostituirlo con un naso artificiale fabbricato con una lega di rame.

l 'Si vedano i testi delle costituzioni sicule, raccolti nel lungo saggio di Alfonso Cor- radi, "Dell'antica autoplastica italiana", in Memorie del Reale Istituto lombardo di scienze e lettere. Classe di scienze matematiche e naturali, ser. 111, vol. XIII (1877),

p. 263, n. 3.

12V. Piazza Martini, "Gustavo e Antonio Branca de Minutis da Catania e la chirurgia plastica in Sicilia", Bollettino dell'lstituto Storico Italiano di Arte Sanitaria, n. 2 (1929); Santi Correnti, Cultura siciliana diieri e di oggi (Catania: Muglia, 1974), p. 50.

13Anche nell'area del subcontinente indiano l'ablazione del naso era la punizione tipica comminata agli adulteri. Per le tecniche chirurgiche escogitate dagli indiani, si veda Manava-dharma-Sèstra, "Lois de Manou", in Les Livres sacrés de l'orient, trad. du sanscrit par A. Loiseleur Deslongchamps (Parigi: Société du Panthéon littéraire, 1842), pp. 331ss e il Susruta samhita, ed. Kunja La1 Bishagratna (Calcutta, 1906), I, 147.

14Cfr. Pietro Capparoni in Profili bio-bibliografici di medici e naturalisti italiani celebri dal sec. XV al sec. XVIII (Roma: Istituto nazionale medico farmacologico "Se- rono", 1926), S. v. "Tagliacozzi", I, 51.

'Tra i medici latini, Celso (De medicina, VII, 9 e 25) e Galeno (Methodus medendi, XIV, 16) suggeriscono di riportare il tessuto della guancia per creare il naso mancante.

16Si rimanda ancora una volta al lavoro fondamentale sulla storia della rinoplastica (chiamata "autoplastica", in quanto donatore e recipiente sono la stessa persona), il saggio già citato di Alfonso Corradi, "Dell'antica autoplastica italiana", in Memorie del Reale Istituto lombardo di scienze e lettere. Classe di scienze matematiche e na- turali, ser. 111, vol. XIII (1877), 225-273. Chi ha trattato questo tema nel Novecento si è in genere servito abbondantemente del materiale pazientemente raccolto dal Cor- radi, talvolta senza citare la fonte originale, spesso anzi travisando nomi e citazioni. I1 saggio più accessibile resta tuttora quello di Martha Teach Gnudi e Jerome Pierce Webster, The Life and Times of Gaspare Tagliacozzi (Milano: Hoepli; New York: H. Reichner, 1950).

Per quanto riguarda la storia della rinoplastica, si veda anche: A. Castiglioni, Storia della medicina, Milano, Mondadori, 1949 e il trattamento di Arpad Fischer, "Rapporti tecnico-chirurgici in rinoplastica", Collana di pagine di storia della medicina (1969), 79-90. I1 saggio di Augusto Gallassi, "La storia della rinoplastica dai Branca ai Vianeo e a Gaspare Tagliacozzi", Minerva chirurgica, X (1955), 1000-1005, benché ricco di informazioni, manca spesso di accuratezza, soprattutto nelle citazioni e nella biblio- grafia. Breve, ma ben fatto, è lo studio di L. Calzolari, "The Italian Plastic Surgery of the 14th Century", Panminerva medica, I1 (1969), 1-3; si veda anche D. Tripodi, "Sul- l'arte di acconciare i nasi: I Vianeo e la Magia Tropzensium", Valsalva, XLIV (19681, 54-56.

''Il passaggio del Ranzano, tratto dai suoi fantomatici Annales mundi (ad annum 1442),è noto da una citazione di Alfonso Corradi, nel saggio citato "Dell'antica auto- plastica italiana". Ne parla anche Antonino Mungitore nella sua prefazione ("Diver- timenti geniali, osservazioni e giunte") al volume di Vincenzo Auria, Sicilia inventrice (Palermo, Felice Marino, 1704), cap. vi. Sono grato all'amico Rosario Trovato dellfU- niversità di Catania per aver corretto alcuni degli errori in cui sono incorsi gli storici della rinoplastica, tra i quali l'attribuzione alllAuria del testo del Mungitore e il fatto che gli Annales mundi sono forse gli Annales omnium temporum del Ranzano (spesso chiamato anche Ransano), conservati fino al 1881 nel convento dei Domenicani di Pa- lermo, ma in seguito dispersi.

'8Chirurgicz artis ex Hippocratis et aliorum veterum medicorum decretis ad ra- tionis normam redactz libri tres (Parigi, Gillius, 1580), I, 73.

19De viris illustribus (ediz. 1795), p. 38. La citazione è nota attraverso la Storia della letteratura italiana di Gerolamo Tiraboschi (Modena: F. Moucke, 1780, XVI, 75-76), il quale così la riporta: "Singulari quoque memoria dignos putavi, et in hunc numerum [dei medici famosi] referendos Brancam patrem et filium, siculos chirurgicos egregios, exquibus Branca pater admirabilis ac prope incredibilis rei inventor fuit. 1s excogitavit, quonam modo defectos mutilatosque nasos reformaret, suppleretque quze omnia mira arte componebat. Ceterum Antonius eius filius pulcherrimo patris invento non parum adiecit. Nam przter nares, quo nam modo labia et aures mutilatz resarcirentur exco- gitavit. Przeterea quod camis pater secabat pro sufficiendo naso ex illius ore qui mu- tilatus esset ipse ex eiusdem lacerto detruncabat, ita ut nulla ori~ deformitas seque- retur, in secto lacerto et in eo vulnere infixis mutilati nasi reliquiis usque arctissime adeo, ne mutilato commovendi quopiam capitis potestas esset, post quintum deci- mum, interdum vicesimum diem camunculam quz naso cohzserat desectam paula- tim, postea cultro circumcisam innares reformabat tanto artificio ut vixdiscerni oculis iunctam posset, omni oris deformitate penitus sublata. Multa vulnera sanavit quz nulla arte out ope medica sanari posse videbantur."

20Compilato attorno al 1460 ed edito da H. Haeser e A. Middledorpf (Berlino: Rei- mer, 1868). Una breve citazione sembrerebbe chiarire le relazioni tra questo manuale e la rinoplastica siciliana: "Ein wall hath mich das gelemth, der garvil leuten do mith geholffen hath, und vi1 geldes do mith verdieneth" ("un italiano mi ha insegnato ciò, uno che ha in questo modo aiutato molte persone e ha così guadagnato molto denaro",

p. 31).

21"Atate nostra narium deformitatem cohonestari docuere ingenia, carunculam e brachi suo concisam ad narium formam conseri addique trunco naso szpe visum est. Summam enim cutem brachii novacula excidunt, facto vulnere, abrasis si opus est, na- ribus ve1 noviter abscissis capiti brachium deligant ut vulnus vulneri cohzreat con- glutinatis vulneribus e brachio tantum cultello demunt quantum instaurari conveniat [ . . . 1. Id additamentum hyemis vehementiam vix sustinet et curationis initio nasum ne prehendant, moneo ne sequatur" (Parigi: H. Estienne, 1514, pp. 51 r-v).

22"0rpiane, si tibi nasum restitui vis, ad me veni. Profecto res est apud homines mira. Branca siculus, ingenio vir egregio, didicit nares inserere, quas ve1 de brachio re- ficit ve1 de servis mutuatas impingit. Hoc ubi vidi, decrevi ad te scribere, nihil existi- mans charius esse posse. Quod si veneris, scito te domum cum grandi quantumvis naso rediturum. Vola" ("Epistola ad Orpianum" in Opuscula Elisii Calentii poetz claris- simi [Roma, 15031, lettera 62, f Bv). I1 testo appare anche nel volume citato di Etienne Gourmelen, p. 75.

23Gerolamo Renda-Ragusa, Siciliz Bibliotheca vetus (Roma: T. Bernabò, 1700), cap. Ixii.

Z4Gabriello Barri nel De antiquitate et situ Calabriz (Roma: De Angelis, 1571) de- scrive il Vianeo come "medicus chirurgus qui przter ccetera, minus labia et nasos mu- tilos integritate restituit". I1 testo appare anche nel volume Italiz illustratz, seu rerum urbiumque italicarum scriptores varii, notz melioris (Francoforte: A. Schott, 1600, col. 1066).

2"l patronimico subisce nel corso dei secoli parecchie alterazioni, di cui Vianei, Voiani, Boiano, Foiano sembrano essere le varianti più note. Così, nel 1736 Alessandro Campese parlerà di "Roberto Voiano" e del "fratello Pietro" (citato in Michele Pala- dino, Notizie sulla città di Tropea. Catania: L. Rizzo, 1930).

26Non solo il cognome dei Vianeo presenta varianti importanti, ma anche i nomi dei discendenti di Vincenzo appaiono talvolta confusi nei documenti degli storici ca- labresi.

270p. cit.: "Vivit modo hujus urbis civis, Petrus Vianeus, medicus chirurgus, qui przter cztera, labia et nasos mutilos integritate restituit". Ferdinando Ughelli scrive: "Hinc [da Tropea] nuper fuit Petrus Vioneus chirurgus, qui labia et nasos mutilos in- tegritate donavit" (Italia sacra. Roma: V. Mascardi, 1662, IX, 626).

2Tito dall'edizione delle Euvres del 1585 (Parigi: G. Buon), riedita in facsimile a Lione dalle Editions du Fleuve (s.d.). La prima parte del testo qui sotto citato del Paré appare già nel Traicté des playes de la teste del 1561, mentre l'episodio del "cadet de Saint-Thoan" è nella prima edizione ( 1575) delle Euvres. Poiché Gaspare Tagliacozzi non poteva essere chiamato "maistre" chirurgo prima del 1575, sembra probabile che il Paré abbia voluto riferirsi a Pietro Vianeo.

2yCEuvres complètes, ed. cit., p. 908.

""Venetiis, ex officina Valgrisiana, 1568, pp. 166v-168r.

"'De morbis cutaneis et de omnibus corporis humani excrementis [ . . . ] quibus

accessit [ . . . ] pulcherrimus tractatus De decoratione (Venezia: P. Meietto, 15851, p. 23 del "De decoratione" (paginato separatamente).

320p. cit., pp. 23-24.

"Vractica y teorica de cirujia en romance y en latin (Madrid: Martin, 1626), 11,278.

"4Venezia: Melchior Sessa, 1582, 11, xxvii. Più avanti, lo stesso Fioravanti narra di aver attaccato lui stesso ad Andres Gutiero il naso reciso da un fendente e caduto a terra: "io . . . che havea in mano il naso reciso tutto pieno di arena, li pisciai suso, et lavato col piscio gli lo attaccai, et lo coscì benissimo, et lo medicai col balsamo, et lo infasciai, et lo feci stare così otto giorni, credendo che si dovesse marcire: nondimeno quando lo sligai, trovai che era attaccato benissimo, . . . e fu sano e libero, che tutto Napoli ne restò maravigliato; et questo fu pur verità, et il S. Andres lo può raccontare, perché è ancor vivo e sano" (Ibid.).

""'historia d'Italia nell'anno MDXLVII e la descrizione del regno di Napoli (rist. Napoli: Tramater, 1839). 3hN~n

si è certi che 1'Aranzio si fosse mai recato in Calabria: in ogni caso, sui legami tra 1'Aranzio e il Fioravanti, si veda il succitato studio di Arpad Fischer, "Rapporti tecnico-chirurgici in rinoplastica". I1 lavoro di Wojciech Oczko è Przymiot i Cieplice (Cracovia, 1581 (repr. Varsavia: Nakladem Towarzistwa lekarskiego warsawskiego, 18811, pp. 193-194. Cfr. anche E. Dall'Osso, "Giulio Cesare Aranzio e la rinoplastica", Annali di medicina navale e tropicale, LXI (1956), 617-627.

"Sono grato della segnalazione alla collega Beate Riedle Stock, che ne scrisse nella sua tesi "Untersuchungen zur Kunst Neapels in Reiseberichten von 1550 zu 1750" so- stenuta all'università di Monaco nel 1977.

""In gemelten stattlin wohnet ein nasenmacher; do einem due nasenn abgehauen, das er derselbigen jahr und tag enthrathen musen, kan er ime ein andere, frische oder neye nasen von seinem selbsteignen fleisch machen und, als sich gebuert, ihrer gestalt nach formiren, wolches er an iren vilen nicht allein probirt, sondern auch im werckh volviert. Als ich dovon habe sagen heren, schneude er demjhenigen, so kein nasen, ein wunden in dessen arm, stummelt ime due nasen, bus frusch blut hernach geth, als dann bunde er due nasen auf dem arm, solle eines das ander annehmenn, wolches ottlich und swanzig tag lanng wehret, bus er due nasen formiert, dobey abzunemmen, was der pa- tient fur ein schmerzen un leiden due zeutt ober austohn musse. Gott bewahre yedem seine nassenn!" (Die Reisen des Samuel Kiechel, herausgegebenvon Dr. K. D. Haszler. Stuttgart: "Litterarischer Verein", 1866). Ringrazio l'amico Hans-Joachim Schultz per avermi aiutato a destreggiarmi nel linguaggio antiquato e disadorno del Kiechel.

j9G. B. Cortesi, Miscellaneorum medicinalium decades denz (Messina: P. Brea, 1625, p. 85). Lo stesso scrittore, nell'introduzione "Ad lectorem", descrivendo l'ope- razione da lui eseguita sul palermitano don Federico Ventimiglia, afferma di aver visto, altra volta, a Tropea, la stessa operazione: "ea enim quze Tropienses hujus artis instau- ratores usurpabant, mihi olim Tropiam transeunti, valde mdia visa sunt". Del Cortesi si veda pure il Tractatus de vulneribus capitis (Messina, 1639), 11, 4. I1 Cortesi, che aveva studiato a Bologna sotto il Tagliacozzi, tenne per molti anni la cattedra di ana- tomia all'università di Messina, finendo la carriera universitaria proprio a Bologna, so- stituendo l'antico maestro.

40John Ray, che viaggiò in Italia tra il 1663 e il 1666, scrive: "We departed from Mes- sina, taking a feluca for Naples. The first night we lodged at Tropia, a small town in Calabna about 60 miles distant from Messina. Heer we observed growing on the rocks near the town Ziziphus sivelujuba sulv. Park, Conyza minor vera, Ger., Androszmum fcetidum, Park, i.e. Tragium, besides many others which we had before found in Sicily" (Observations topographical, moral, andgeographical made in a journey throughpart of the Low-Countries, Germany, Italy, and France. Londra: John Martin, 1673, p. 318).

41Gabriele Falloppio, Opera genuina (Venezia: A. e J. De Franciscis, 1606), 111, 119v ("De decoratione", cap. X);l'autore ne parla anche nel "De vulneribus": "Sunt aliqui in Calabria qui solent efformare nares amputatas" (11, 368-369).

42Parigi: D. Bechet, 1637, IV, cap. xi, p. 180. Un'eco di questa disputa si troverà nel poema Hudibras di Samuel Butler: "So leamed Taliacotius from / The brawny part of porter's bum / Cut supplemental noses, which / Would last as long as parent breech: /

But when the date of Nock was out, / Off drop the sympathetic snout" (Londra: F. G. for Richard Marriot, 1663, canto I, vv. 281 -286). Si veda anche la commedia The Tatler, or The Lucubrations di Isaac Bickerstaffe (1735-1812).

4Wedicinalia juxta propria principia in Opera, cit., VI, viii, v.

44Venezia, R. Meietto, 1597; l'anno seguente il trattato del Tagliacozzi veniva pub- blicato in Germania, a Francoforte, con il titolo Chirurgia nova de narium, aurium, labiorumque defectu per insitionem cutis ex humero, arcte hactens omnibus ignota, sarciendo.

45G. B. Cortesi afferma che il Tagliacozzi "ars curtomm reficiendorum a Petro Boiani summum principium traxit, a cujus familia successa temporis ad manus Taglia- cotii viri doctissimi atque famosissimi translata est" (Miscellaneorum medicinalium decades duz, cit., p. 25).

46Tra i vari contatti che si possono ipotizzare tra Bologna e Tropea nel corso del Cin- quecento, non sarà fuori luogo ricordare anche la presenza nella città calabra, dal 1556 al 1558, di un vescovo, Giovanni Matteo Lucchi, di origine bolognese (F.Ughelli, Italia sacra, cit., IX, 661).

47Mercurius italicus, hospiti fidus per Italiz przcipuas regiones et urbes dux, in- dicans, explicans quzcumque in iis sunt visu ac scitu digna (Lione: P. Anard, 1628),

p. 110.

48Guilhelmus Fabricius Hildanus, Opera quz extant omnia (Francoforte:J.L. Du- four, 1682, obsew. xxxi, p. 214).

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