Gli usi e le funzioni dell'avverbio proprio

by Anna-Maria De Cesare
Citation
Title:
Gli usi e le funzioni dell'avverbio proprio
Author:
Anna-Maria De Cesare
Year: 
2002
Publication: 
Italica
Volume: 
79
Issue: 
4
Start Page: 
453
End Page: 
465
Publisher: 
Language: 
English
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Abstract:

Gli usi e le funzioni dell'avverbio proprio

O. Premessa

hi ha insegnato l'italiano o sia stato addetto alla sua traduzione, avrà certamente notato la difficoltà di tradurre e/o di far capire il fun- zionamento di certe parole. Una di queste è senz'altro l'avverbio proprio, che viene proposto a volte assai precocemente nei manuali sco1astici.l Sorprende quindi il linguista e l'insegnante l'assenza quasi assoluta di studi dettagliati su questo awerbio che il nuovo Gradit di De Mauro (2000) conta fra le circa 2000 parole più occorrenti della lingua italiana (cfr. la sigla [FO] nella citazione che segue2). Le uniche riflessioni lingui- stiche che di questo lessema vengono offerte agli insegnanti sono quelle preziose ma non abbastanza sistematiche per lo scopo dell'insegnarnento contenute nelle grammatiche e nei dizionari italiani, di cui si riporta come esempio l'entrata del Gradit (cfr. tuttavia Bagianti 1994). Per il resto, ci si deve rifare alla propria esperienza e capacità linguistica riflessiva che in questo, come in molti altri casi, si rivela quasi del tutto insufficiente.

Proprio: aw[erbio] [FO]1.dawero, veramente: è p[roprio] un bel film, sono

~[roprio]stanco; 2. precisamente, appunto: parlavamo p[roprio] di te, p[roprio]

a me dma capitare; p[ropb] adesso, p[ropbl ora, in questo preciso momento;

anche come risposta affermativa o conferma a quanto già detto: "Se è così,

dato rifare tutto!" "P[roprio]"; 3. in frasi negative, per niente, affatto: non

mi è p[roprio] piaciuto, non ho p[roprio] capito; 4. [OB][OBSOLETO] con proprietà

di linguaggio, propriamente.

Lo scopo del presente articolo consiste nel fornire un'analisi lingui- stica dell'awerbio proprio. In particolare, sulla base di una ricerca più approfondita di questo lessema,3 si cercherà di fornire all'insegnante d'italiano gli strumenti linguistici che servono a farne capire i fonda- menti del funzionamento sintattico, semantico e pragmatico. A tale fine, si parlerà di quattro funzioni diverse dell'awerbio: di una funzione difocalizzatore (5l),di intensificatore (52), di rafforzatore (5 3) e di avverbio modale (5 4). A seconda del contesto d'impiego di proprio, queste fun- zioni possono realizzarsi sia in modo esclusivo che in modo simultaneo (per lo più due o tre di esse). In tutti questi casi, comunque, siamo sempre in presenza dello stesso lessema. Ciò significa che non abbiamo a che fare con quattro omonimi dell'awerbio proprio ma con una sola forma, dotata di un tratto semantico semplice e a~tratto.~

L'interazione tra questo tratto e il contesto di apparizione di proprio determinano poi quale (o

ITALICA

Volume 79 Number 4 (2002)

quali) delle quattro funzioni viene realizzata e quale sarà la traduzione inglese di proprio (§ 5).5

1.Proprio focalizzatore

Sulla base di una ricerca effettuata su un corpus di testi scelti dalla LIZ: Letteratura italiana Zanichelli (Stoppelli& Picchi 1995 e 1997), è possibile affermare che l'avverbio proprio si unisce in modo privilegiato a SN (in quasi 28%delle occorrenze totali), come in 1, a SP (in 25% delle occor- renze totali) e a SAw (in circa 17% delle occorrenze totali) che hanno per lo più un carattere spazio-temporale, come in 2 e 3:

(1)
    Proprio Paolo è venuto; Proprio lui che diceva di non poter venire
(2)
    Proprio a casa mia è venuto; Proprio alla fine della partita hanno perso
(3)
    Proprio ieri/oggi/qui/ora ho visto il film

In tutti questi casi, proprio opera in particolare sul sintagma (nominale, preposizionale e awerbiale) che segue, sottolineando l'identità fra questo e un sintagma del discorso precedente. Un'illustrazione più estesa è fornita sotto il punto 4, tramite un brano del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa:

(4) Don Fabrizio era allarmato dalla fretta di padre Pirrone, e un po' per questo e un po' per rispetto dell'abito sacerdotale si affrettò a uscire dal bagno: contava di poter mettersi l'accappatoio prima che il Gesuita entrasse: ma ciò non gli riuscì: e padre Pirrone entrò proprio nel momento in cui egli, non più velato dall'acqua saponacea, non ancora rivestito dal provvisorio sudano, si ergeva interamente nudo, come l'Ercole Farnese, e per di più fumante, mentre giù dal collo, dalle braccia, dallo stomaco, dalle coscie, l'acqua gli scorreva a rivi, come il Rodano, il Reno, il Danubio, e l'Adige traversano e bagnano i gioghi alpini. (IlGattopardo 85)

In questo brano, proprio opera in particolare sulla struttura temporale nel momento in cui . . . (qui da noi sottolineata). Come abbiamo detto, il ruolo dell'awerbio consiste nel sottolineare l'identità di due argomenti diversi che chiameremo p e q (termini che usiamo in modo non tecnico). Nel caso dell'esempio 4, abbiamo a che fare con due momenti distinti: da una parte, l'entrare di padre Pirrone (p),e dali'altra, l'uscire dalla vasca da bagno di Don Fabrizio (q). I1 ruolo dell'avverbio consiste quindi nel sottolineare la simultaneità di due eventi diversi. A sua volta, il contri- buto semantico della funzione focalizzante dell'awerbio proprio potrebbe essere rappresentato dalla formula m.

Una prova all'analisi semantica di proprio in termini di identificatore enfatico (come viene chiamato negli studi specializzati più recenti, tra cui si veda Ricca 1999 e Andorno 1999; 2000)6 ci viene fornita dai con- testi in cui proprio modifica una frase dipendente introdotta da quando, come quella data sotto il punto 5a. Senza ulteriori precisazioni, le due parti di 5a, vale a dire p: quando sono arrivata e q: Paolo se n'è andato, possono essere interpretate sia in modo consecutivo: p > q (cf. 5b), sia in modo causale: perché p +q (513, sia in modo simultaneo: p = q (5d). Quando, come sotto il punto 6, proprio modifica la dipendente tempo- rale, le due prime letture sono per così dire cancellate. La frase proposta sotto il punto 6 non potrà dunque esprimere né la relazione consecutiva di 5b né la relazione causale di 5c. L'unica lettura possibile dell'awerbio è quella che abbiamo visto sotto il punto 4, vale a dire quella in cui sot- tolinea la simultaneità di due eventi diversi. Nella frase proposta sotto 6, proprio sottolinea di conseguenza che p = q (p),

cioè che il momento dell'arrivo del soggetto coincide con quello della partenza di Paolo, esattamente come sotto 5d:

(5)
    a. Quando sono arrivata, Paolo se n'è andato

b.
    Appena sono arrivata, Paolo se n'è andato
C.
    Perché sono amvata, Paolo se n'è andato
d.
    Nel momento in cui sono arrivata, Paolo se n'è andato

(6)
    Proprio quando sono arrivata, Paolo se n'è andato

2. Proprio intensificatore

La stessa analisi del corpus scelto dalla LIZ permette inoltre di affer- mare che l'awerbio proprio si unisce anche a strutture di tipo aggettivo (in quasi 8% delle occorrenze totali). In questo caso, la sua funzione può consistere nell'intensificare il valore semantico dell'aggettivo (cfr. Rainer 1983; Pecoraro & Pisacane 1984; Serianni 1997). Una condizione impor- tante a questa sua funzione di intensificatore riguarda la gradabilità o intensificabilità dell'aggettivo modificato. Un aggettivo è gradabile quando può essere modificato dall'awerbio molto oppure da altre forme intensivo- superlative del tipo terribilmente, estremamente, eccessivamente, ecc. Un esempio di intensificazione mediante l'awerbio proprio è proposto sotto il punto 7. La prova della gradabilità dell'aggettivo modificato, cioè bello, è a sua volta proposta sotto il punto 8. Vi si vede infatti la possibilità di utilizzare al posto di proprio l'intensificatore molto, i.e. il prototipo di questa ~lasse:~

(7)
    I1 mio viaggio in Italia è stato proprio b&
(8)
    I1 mio viaggio in Italia è stato molto

A questo punto bisogna precisare che proprio può anche intensificare strutture non aggettivali. Per fare ciò, basta che la struttura modificata sia in qualche modo gradabile, cioè possa essere aumentata rispetto al valore della struttura di partenza (quella sprovvista dell'awerbio). Due esempi di strutture gradabili non aggettivali sono proposti sotto i punti seguenti: con l'intensificazione dell'awerbio bene, 9 propone un esempio di modificazione di SAw; con l'intensificazione della struttura verbale mi piace, 10 propone un esempio di modificazione di SV:

(9)
    Oggi mi sento propriolmolto bene
(10)
    Questo film mi viace propriolmolto

Si noti che, a differenza di quanto accada quando modifica un aggettivo come in 7 e un avverbio come in 9, quando proprio viene a modificare un verbo come in 10 si colloca subito dopo il verbo e lo modifica a ridosso. Bisogna però precisare che altre posizioni di proprio non sono del tutto escluse. I1 corpus di testi analizzati contiene infatti sia esempi di proprio posposto a SP e SAw, come in 11 e 12, che esempi in cui l'awerbio pre- cede il SV (semplice), come in 13. Queste posizioni non si possono tut- tavia considerare standard. Sono piuttosto da ritenere dialettali o lette- rarie. Nell'ultimo caso, la posizione marcata dell'awerbio serve a dare maggiore enfasi all'elemento modificato e all'awerbio stesso (cfr. Serianni 19978).

(11)
    La vedovina gli lasciò anche il braccio. -Ma non siete piemontese voi? -Sì, di Torino proprio. [Pirandello, La rallegrata]
(12)
    mi fece accusa qgproprio. [D'Annunzio, La figlia di loriol
(13)
    ma sono stanco. ..stanco morto. . . casco,proprio casco.. . . [Pirandelio, LA giara]

3. Proprio rafforzatore

L'avverbio proprio oltre a strutture di tipo SN, SP e SAw, che modifica nell'uso di focalizzatore, e strutture gradabili specialmente di tipo SA, che modifica nell'uso di intensificatore, agisce su strutture non ancora menzionate. Si veda ad esempio il caso 14, in cui opera su aggettivi non gradabili come magnifico, straordinario, favoloso efantastico, e il caso 15, in cui la sua portata si estende su una struttura già intensificata come bellissimo. Gli esempi proposti sotto 16 e 17 mostrano che questa volta, a differenza degli esempi della sezione precedente, l'awerbio proprio non può essere sostituito dall'intensificatore molto:

(14) I1 film è stato proprio mag.nifico/straordinario/favoloso/fantastico

(15) I1 film è stato proprio bellissimo

(16) *I1 film è stato molto mag.nifico/straordinario/favoloso/fantastico

(17) *I1 film è stato molto bellissimo

L'impossibilità di usare l'awerbio molto in 16 e 17 mette subito in crisi l'ipotesi che proprio occupi nuovamente in 14 e 15 una funzione inten- sificante. Sulla base delle considerazioni proposte in alcuni dizionari (cfr. per esempio Battaglia; De Felice & Duro 1993; Sabatini & Coletti 1997), riterremo che proprio occupi invece una funzione di rafforzatore. Globalmente, questa funzione consiste nel sottolineare le proprietà pro- totipiche di un concetto. Questa spiegazione deriva dal fatto che strut- ture come l'elativo bellissimo di 15 indicano un punto molto elevato su una scala (in questo caso, una gradazione di bellezza), un punto che in teoria non è possibile sorpassare. La stessa analisi è valida per spiegare le varianti di 14. Gli awerbi contenuti sotto questo punto non sono altro che delle forme di superlativo sintetico: magnifico, straordinario, favoloso e fantastico corrispondono in effetti globalmente alla struttura superlativa analitica molto bello oppure nuovamente all'elativo bellissimo.

A partire dalla frase proposta sotto il punto 15, la funzione rafforza- tiva dell'awerbio proprio potrebbe quindi essere rappresentata tramite lo schema 18, mentre la sua funzione intensificativa, quella di una frase come è proprio bello, verrebbe rappresentata piuttosto da 19 (l'altro lato della scala di bellezza corrisponde al concetto di bruttezza):

(18) I + I ---------------m--------------------*bellezza

bello bellissimo

+

proprio

(19) q I + I ----------------------------m-------* bellezza

bello 3 proprio bello

Si badi che la funzione rafforzativa di proprio può realizzarsi anche quando modifica una struttura di tipo SN o SA gradabile. Un esempio del secondo caso è proposto sotto il punto 20 in cui l'awerbio opera sul SA stanco:

(20) È proprio stanco

Questo esempio permette di constatare che i tratti semantici sui quali agisce proprio sono molteplici e dipendono dal contesto d'enunciazione. Proprio può anche riferirsi a più di un tratto semantico alla volta. Nell'esempio 20, dove opera sull'aggettivo stanco, si può immaginare che sottolinei la pre- senza di uno o più tratti semantici che si associano convenzionalmente al predicato essere stanco, per esempio occhi gonfi, che si chiudono, persona che non riesce più a parlare normalmente, che balbetta, dimentica l'essenziale, persona ipersensibile, facilmente irritabile, ecc. Questa spiegazione permette anche di rendere conto del fatto che, in un contesto del tipo 20, proprio può essere facilmente sostituito dall'intensificatore molto. In un contesto simile, infatti, se solamente una delle caratteristiche men- zionate sia presente nella situazione comunicativa vuol dire che il soggetto è veramente (molto) stanco.

Bisogna precisare che una simile analisi è valida unicamente quando l'intensione del concetto modificato da proprio non è vuoto. Senza la pre- senza di proprietà prototipiche non c'è, ovviamente, nessuna possibilità di rafforzamento. Quando l'intensione del concetto modificato da proprio è vuoto, si realizzano altre letture dell'awerbio. Questo caso si verifica per esempio quando proprio modifica dei pronomi (io, lui, noi, questo, ecc.) e dei nomi propri che si riferiscono a persone (Mario,per esempio). In questo caso, si realizza piuttosto la funzione di focalizzatore (5 1).

Bisogna inoltre notare che l'intensione del concetto associato a un pronome o a un nome proprio non è necessariamente vuoto. Ogni indi- viduo può essere caratterizzato da un fascio di proprietà particolari. Queste proprietà sono indipendenti dal nome che individua una per- sona. Se si ammette allora che la persona chiamata Mario è tipicamente associata alla proprietà gran dormiglione, sarà del tutto naturale affermare 21a in un contesto del tipo 21b. La frase 21a può quindi essere parago- nata alla variante proposta sotto 21c:

(21) a. È proprio Mario!

b. Mario ha dormito 48 ore di fila senza svegliarsi una sola volta C.È tipicamente Mario!

L'effetto introdotto da proprio sotto 21a può essere paragonato a quello dell'esempio 20, nel quale l'awerbio realizza la funzione rafforzativa che consiste nel sottolineare una o più proprietà prototipiche di un con- cetto. Riterremo tuttavia che la frase 21a realizzi una lettura particolare di proprio, che chiameremo lettura identificativa. Questa lettura può essere considerata un sottotipo della funzione rafforzativa.

4. Proprio avverbio modale

La lettura di avverbio modale di proprio si realizza quando modifica delle strutture ampie. Si pensa qui in particolare alle forme di tipo frase. L'analisi del corpus scelto dalla LIZ ci permette di osservare che una tale funzione si realizza di rado. Si attua molto più raramente di quella degli avverbi che di questa lettura se ne propone come parafrasi: davvero e veramente. L'impiego modale di proprio si rintraccia tuttavia in tre con- testi diversi che si presentano qui di seguito.

I1 caso forse più frequente si trova quando l'awerbio viene usato in modo parentetico, vale a dire quando è separato, per mezzo di virgole, dal resto della struttura frasale da una o due pause intonative. Gli esempi seguenti mostrano che proprio può occupare rispettivamente una posizione parentetica iniziale, interna oppure finale di frase:

(22) La feci sedere a me in faccia. Proprio, mi ripugnava con quel suo aspetto da vecchia. [Svevo, La coscienza di Zeno]
Gli usi e le funzione dell'avverbio proprio     459
(23)     Pare che gli occorra, proprio, quella somma. [Svevo, Il ladro in casa]
(24)     Non sapeva nulla di nulla, proprio .. . [Pirandello, La giara]     

La funzione modale di proprio si realizza in modo altrettanto frequente quando l'avverbio viene usato all'interno della struttura frasale. In questo caso, si colloca tipicamente fra le due componenti di una struttura verbale complessa, cioè tra ausiliare e participio. Negli esempi dati sotto 25 a 27, proprio si parafrasa ancora una volta tipicamente con gli awerbi davvero e veramente:

(25)
    Vuoi proprio [davvero/verarnente] farmi perdere la pazienza! [Duro, 19971
(26)
    i miei piedi non han prqio [davvero/verarnente] toccato il suolo ame- ricano. [Pirandeilo, Il fu Mattia Pasca11
(27)
    Hai proprio [davvero/verarnente] deciso di andare a Siena? [Tozzi, Giovani]

Un ultimo caso, molto meno frequente (una sola occorrenza nel corpus analizzato, da noi proposta sotto il punto 29), si realizza quando proprio è usato in modo isolato, o assoluto, per interrogare o confermare un'asserzione precedente:

(28)
    A: Ti prometto che ritorno subito B: Proprio? [Duro, 19971

(29)
    A: È il padrone.

B: Proprio -disse Adele. [Tozzi, Altre novelle]

Nello scambio proposto sotto il punto 28, proprio ha la funzione di met- tere in dubbio quello che è stato precedentemente asserito, sollecitando così una conferma. Suggerendo che quello che è stato detto (da A) non sia conforme alla verità, proprio veicola qui un valore polemico para- frasabile dall'uso isolato degli awerbi davvero, veramente e sul serio:

(30) A: Ti prometto che ritorno subito

B: Davvero?/Veramente?/Sul serio?

Nello scambio proposto sotto il punto 29, invece, il ruolo dell'awerbio proprio consiste nel confermare uno stato di cose, asserendo che si tratta effettivamente di un dato di fatto. Proprio occupa qui un ruolo di segnale di conferma, paragonabile all'uso degli awerbi flettivamente, sì, già oppure a quello degli aggettivi-avverbi esatto, giusto, vero:

(31) A: È il padrone.

B: Effettivamente/Sì/Già -disse Adele.

C: Esatto/Giusto/Vero -disse Adele.

L'impiego assoluto di proprio è raro (almeno nel corpus analizzato) e quando occorre è percepito come dialettale. Questo impiego non è infatti altro che un uso ellittico della struttura proprio così. In italiano standard, lo scambio 29 corrisponde quindi a quello dato sotto 32:

(32) A: È il padrone.

B: Proprio così -disse Adele.

Globalmente, la funzione modale di proprio può essere definita asseverativa (Pecoraro & Pisacane 1984; Serianni 1997): consiste nel raf- forzare la struttura alla quale si riferisce. In particolare, proprio agisce sull'intera struttura frasale, rafforzandone il tratto di verità. Per poter utilizzare l'awerbio in questo modo, il contesto deve quindi necessaria- mente contenere un valore di verità. Una prova a questa analisi ci viene fornita dalla difficoltà di accettare uno scambio del tipo 33, in cui proprio serve a rispondere ad una domanda totale (sìlno):

(33) A: È arrivata Maria?

B: *Proprio

C: Sì/No

In questo scambio, l'agrarnmaticalità deiia risposta di B è dovuta ali'assenza di un valore di verità nel contesto precedente l'impiego dell'awerbio. Una domanda non è infatti associata a nessun valore di verità. Anzi, è proprio sull'assegnazione di un valore di verità che conta la persona che pone la domanda.A seconda, poi, del grado di verità che si attribuisce ailo stato di cose di cui si parla, questo valore di verità potrà essere esprecso da awerbi modali quali forse, probabilmente, sicuramente e simili (cfr. 34). I1 grado di verità di una frase può inoltre essere espresso indirettamente, tramite gli awerbi cosidetti valutativi. Due esempi di awerbi valutativi antonimi sono proposti sotto 35 con purtroppo e fortunatamente:

(34)
    A: È arrivata Maria? B: Forse/Probabilmente/Sicuramente

(35)
    A: È arrivata Maria?

B: Purtroppo!/Fortunatamente!(+ sì)

A partire dagli scambi precedenti, si può ancora una volta ribadire che l'uso modale di proprio è asseverativo in quanto non risponde a domande totali perché non vi è niente da confermare. L'uso modale di proprio può però anche servire a mettere in dubbio la verità di un'asserzione prece- dente, richiedendone una conferma.

5. Traduzioni inglesi dell'avverbio proprio

Come visto, proprio può occupare quattro funzioni diverse a seconda della sintassi e della semantica della frase e in particolare a seconda dell'elemento su cui opera.9 Cemplificando, possiamo dire che quando si unisce ad un SN o a SP e SAw in funzione spazio-temporale opera da focalizzatore. Quando si unisce a strutture gradabili, tipicamente a SA e SAw, serve ad aumentare il grado associato alla struttura modificata e funziona quindi da intensificatore. Quando modifica una struttura non gradabile funziona invece da rafforzatore. Infine, quando viene a modi- ficare un'intera frase serve a sottolineare la verità di quanto è stato enun- ciato oppure a mettere in dubbio un'asserzione precedente. In questo caso, funziona da awerbio modale. L'uso e la funzione dell'awerbio proprio dipendono quindi da numerosi fattori che ne determinano anche la traduzione.

Prendendo qui le mosse dagli studi di Konig &Stark (1987; 19911, come dall'esemplare dizionario sugli awerbi e le particelle di Konig et al. (1990), si conclude questo studio proponendo una possibile entrata di proprio in un dizionario bilingue (specializzato nel trattamento degli awerbi). Quest'entrata è stata costruita a partire da tre elementi: a) una parte dell'entrata proposta per proprio nel dizionario bilingue italiano-inglese curato da Macchi (2nd ed. 1985), b) un arricchimento di esempi e tradu- zioni e C) spiegazioni metalinguistiche che mirano a far capire il funzionamento di questo lessema a chi legge (insegnante e studente d'italiano). In generale, quest'entrata fornisce più informazione metalinguistica di quello che offra un dizionario bilingue standard (per ovvi motivi di spazio). In particolare, fornisce in modo indipendente il significato di base dell'awerbio, il contributo particolare delle quattro funzioni che l'awer- bio proprio può realizzare, i contesti di apparizione e alcune possibili traduzioni inglesi.

PROPRIO (uso awerbiale) Significato di base: proprio introduce nella frase un effetto di sottolinea- tura che opera a livello di uno o più tratti linguistici

1)Proprio focalizzatore

Contributo: sottolinea l'identità di due argomenti (ad es. espressioni nominali o spazio-temporali) che occupano due ruoli diversi in due proposizioni diverse.

Contesto: tipicamente in contesti assertivo-esclamativi in cui l'avverbio modifica un SN o un SP e in cui vi è spesso presente una compo- nente di incompatibilità o dissonanza.

Traduzione: precisely, just, very, exactly, of al1 people/things/times/places/ days, ecc.

Entrò proprio in quel momento It was just at this moment that he entered It was precisely . . . It was at this very moment that he entered

È andata proprio così ThaYs just how it happened

It was exactly this way
Proprio il presidente ha mentito The president, of all people, lied
Pwprio di questo dovete parlare?! Do you have to talk about that of aìì

things?!

2) Proprio intensificatore

Contributo: opera sul tratto di grado di una proprietà o di un processo e crea perciò un effetto simile a quello dell'intensificatore molto. Contesto: quando opera su una struttura gradabile, tipicamente di tipo

SA e SAw, ma anche quando opera su SV e predicati negativi. Traduzione:very, real(ly), awfully, awesome (informale), ecc., not at all.

Questa casa è proprio grande This house is very big/really big
Proprio belli, questi occhiali! These glasses are really beautiful!

These glasses are awesome!
Questo vestito ti sta proprio bene This dress reaily suits you
Mi fa proprio piacere vederti I am reaily/very pleased to see you
Non ho proprio fame I am really not hungy/I am not at all

hungry

3) Proprio rafforzatore Contributo: sottolinea le proprietà centrali/prototipiche di un concetto

o di un processo. Contesto: per lo più quando opera su una struttura non gradabile. Traduzione: reallyltruly.

John Wayne è proprio americano John Wayne is really/truly American
Piove proprio It really/truly rains
Questo vestito ti sta proprio bene This dress really suits you

4) Proprio awerbio modale Contributo: sottolinea il tratto di verità, fattività di una proposizione. Contesto: in posizione parentetica, in posizione integrata, fra ausiliare

e participio, oppure in uso assoluto. Traduzione: truly, (that's) right, really.

Mi piace, proprio I like it, tdy

Proprio, c'è un UFO in giardino ThaYs right, there is a UFO in the garden

A:È simpatico B: Proprio (così) A: He is a nice person B: Right

Ne ho proprio mangiato abbastanza I reaììy had enough

ANNA-MARIA DE CESARE

Duke University

NOTE

l~i

veda ad esempio la quarta edizione del manuale scolastico per principianti Prego. An Invitation to Ztalian (a cura di Lazzarino et al., 1995), in cui proprio viene introdotto nel primo capitolo sotto la rubrica "Si dice così." Anche se meno frequente, proprio viene quindi introdotto prima ancora dell'avverbio anche (che viene proposto nel capitolo 2). Nella rubrica menzionata, si precisa: "Proprio (inv[ariabile] is used to emphasize something. Depending on the context, it can mean really, just or right.

Ho proprio voglia di un gelato! I really feel like having un ice cream!

Arrivo dal cinema proprio adesso. I jusr (now) got back from rhe movies.

2~i

riporta qui il commento del Gradit: "[Fo] fondamentale; tra i lemmi principali, sono così marcati 2.049 vocaboli di altissima frequenza, le cui occorrenze costituiscono circa il 90% delle occorrenze lessicali nell'insieme di tutti i testi scritti o discorsi parlati"
(m).

3~i

tratta di un'analisi effettuata per l'ultimo capitolo della mia tesi di dottorato in linguistica italiana (cf. De Cesare 2001). Quest'analisi dell'avverbio proprio si basa su 30 testi del corpus della Letteratura italiana Zanichelli, LIZ (a cura di Stoppelli & Picchi, 1995 e 1997). Questi testi sono tutti del '900 ma appartengono a categorie diverse. Oltre ai genere poetico, in cui proprio appare raramente, i testi scelti appartengono alla cate- goria teatro, romanzo e racconto. La scelta dei testi è stata operata anche rispetto all'ap- partenza geografica degli autori. Si sono scelti testi dal triestino Italo Svevo ai siciliano Luigi Pirandello. Un'analisi più accurata delle variazioni regionali dell'uso avverbiale di proprio rimane tuttavia da fare.

4~a

versatilità dell'avverbio proprio si manifesta anche nei suoi usi non avverbiali. Oltre alla funzione di avverbio, su cui si focalizza l'attenzione qui, questo lessema può essere usato come aggettivo (vivere con i propri mezzi), pronome (vedendo che non trovava il libro, le diede il proprio) e nome (rimetterci del proprio).

5~nquesto articolo si useranno le abbreviazioni seguenti: sintagma nominale: SN, sin- tagma preposizionale: SP, sintagma verbale: SV, sintagma aggettivale: SA e sintagma avverbiale: SAvv. Inoltre, si simboleggerà l'impossibilità o la marcatezza di una frase con una stellina (Es: *Paolo va non casa).

6~onzi(1991: 342) include proprio nella classe degli avverbi focaliuanti e più in particolare nella classe degli avverbi rafforzativi dell'asserzione e della negazione (al pari di affatto, mica e ben).

7~eravere un'idea della frequenza d'uso di proprio e molto, si vedano i dati con- tenuti in due lessici di frequenza: nel Vocabolario fondamentale della lingua italiana di Sciarone (2nd ed. 1995) e nel Lessico diffequenza dell'italiano parlato (LP), a cura di De Mauro et alii (1993). Nel primo lessico (basato su un corpus di testi scritti di 1.500.000 occorrenze), l'articolo definito il occupa il primo rango d'uso (con 165.240 occorrenze totali), molto occupa il rango 62 (con 1.886 occorrenze) e proprio occupa il rango d'uso 87 (con 1.450 occorrenze). Nel secondo lessico (basato su un corpus d'italiano parlato com- posto da circa 500.000 occorrenze), l'articolo definito il occupa nuovamente il primo rango d'uso (con 41.460 occorrenze), molto occupa il rango 73 (con 826 occorrenze) e proprio il rango 80 (con 7 19 occorrenze). Questi dati ci permettono di fare almeno due osservazioni. Prima di tutto si ricava che proprio e molto sono lessemi altrettanto fre- quenti nello scritto che nel parlato (e ciò conferma quanto è stato detto da De Mauro nella nota 2). Secondo, questi avverbi non solo appartengono alle circa 2000 parole che com- pongono il nostro vocabolario quotidiano, ma fanno parte delle 100 parole più frequenti del vocaboldo italiano (si badi però che gli usi aggettivali, sostantivali e pronominali non sono stati distinti nei lessici considerati).

veda dapprima Battaglia & Pemicone (1960: 409-10): "L'avverbio nella sua fun- zione fondamentale modifica il verbo: e rispetto ad esso può variare di posto. La sua col- locazione normale è dopo il verbo: 'ho lavorato bene'; 'ci siamo affaticati molto' [. ..]." Come abbiamo visto, la posizione preverbale non è però del tutto esclusa: cfr. Serianni (1997: 357): "Per quanto riguarda il verbo, osserviamo che di solito l'inversione awerbio

+ verbo comsponde a procedimenti di messa in rilievo enfatica (specie nella lingua poetica): "molto si prodigò per il bene della patria"; "sempre scendi invocata, e le secrete 1 vie del mio cor soavemente tieni" (Foscolo, Alla sera 7-8); "poi disse: bene ascolta chi la nota" (Dante, Inferno XV 99). Dato che l'apprendimento della posizione degli avverbi italiani è un problema tipico degli studenti anglofoni, è utile fare qualche precisazione supplementare. A differenza dell'italiano, la posizione preverbale (tra soggetto e verbo) dell'avverbio comsponde al caso non marcato in inglese: He completely ignored my request (*Completamente ha ignorato la mia richiestfla completamente ignorato la mia richiesta); Iquite understand (*Abbastanza capisco/Capisco abbastanza); They ve9 much missed her (*Molto è mancata loro& molto mancata loro); He hardly knows her (*Appena la conosceh conosce appena), ecc. (per una spiegazione più estesa della posizione degli avverbi rispettivamente in italiano e in inglese, si vedano Wandmszka 1982, e Harnett 1995).

9L'alta frequenza d'uso del lessema proprio nella lingua italiana (cfr. anche la nota 7) e la sua eccezionale polifunzionalità corroborano una legge di Zipf (1949), rivisitata da Carloni, la quale spiega che secondo Zipf più un lessema è frequente più aumentano le sue funzioni (2000: 524).

OPERE CITATE

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