Analizzare le fiabe: Leggere Calvino giocando con le carte di Propp

by Renata Carloni, Elvira G. Di Fabio
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Title:
Analizzare le fiabe: Leggere Calvino giocando con le carte di Propp
Author:
Renata Carloni, Elvira G. Di Fabio
Year: 
2002
Publication: 
Italica
Volume: 
79
Issue: 
4
Start Page: 
479
End Page: 
495
Publisher: 
Language: 
English
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ISSN: 
Abstract:

Analizzare le fiabe: leggere Calvino giocando con le carte di Propp*

I. PRESENTAZIONE

DEL PROGRAMMA

uesto articolo si propone di presentare un'attività didattica realizzata tramite un programma per computer chiamato "PROPP."l Scopo e caratteristica innovativa dell'attività didattica è costruire una connessione tra l'apprendimento funzionale di una lingua straniera e la cultura di riferimento, nel caso specificofra la lingua e la cultura italiana. Utilizzandoil programma gli studentidi lingua avvicinano, con la mediazione di un grande scrittore come Italo Calvino, il contenuto letterario, ricco, vario e stimolante delle fiabe tradizionali e contemporaneamente si impegnano in attività didatticheche li sollecitanoa praticare la lingua. L'attività è rivolta a studenti di livello intermedio/avanzato che abbiano completato 3 semestri di Lingua Italiana. I1 programma è stato sviluppato in Hypercard 2.1, della Claris, per Macintosh e non pesa più di 1MB.2 Per essere utilizzato ha bisogno di Hypercard Player che viene distribuito gratuitamente. I1 programma utilizza esclusivamente la lingua target, in questo caso l'Italiano. In questo articolo verranno illustrati gli obiettivi didattici, i riferimenti teorici del progetto, verrà descritto il contenuto del programma e delle attività didattiche e verrà indicato quale molo è stato assegnatoalla tecnologia.Alla fine riportiamo la metodologia usata nella sperimentazione dell'attività didattica e del programma per computer come ha avuto luogo presso il Department of Romance Languages and Literatures a Harvard University nella primavera del 2001.

Contenuto testuale

Gli obiettivi didattici di PROPP possono essere sintetizzati nel seguente modo:

sviluppare le abilità di lettura in Italiano L2 nei suoi due aspetti di:

-attività di comprensione globale del testo: sviluppo delle strategie di comprensionee ricostruzionedella coerenza e della coesione testuale; -attività di comprensioneanalitica: lavoro specifico sul vocabolario;

sviluppare l'abilità di scrittura:utilizzare le strategie di comprensione e ricostruzione del testo proposte nella fase di lettura per creare nuove storie che utilizzano i modelli di quelle lette;

ITALICA

Volume 79 Number 4 (2002)

mettere in contatto lo studente con un aspetto della cultura popolare tradizionale italiana -quella delle fiabe tradizionali -mediata dalla sensibilità e dall'arte di uno scrittore contemporaneo come Calvino. Le fiabe popolari raccolte da Calvino (1956) non sono state trascritte con criteri filologici. Calvino ha compiuto un lavoro di traduzione dai dialetti, di selezione e classificazione per tipi e, dove lo riteneva necessario, di modifica formale. Le fiabe comunque mantengono una rappresentazione di quello che Calvino chiama "lo spirito dei luoghi." Benché le fiabe non siano collegate strettamente a un luogo determinato, le fiabe raccolte da Calvino sono "italiane."

Diciamo dunque italiane queste fiabe in quanto raccontate dal popolo in Italia, entrate per tradizione orale a far parte del nostro folklore narrativo e similmentele diciamoveneziane o toccane o siciliane;e poiché la fiaba, qualunque origine abbia,è soggetta ad assorbire qualcosa dal luogo in cui è narrata -un paesaggio, un costume,una moralità, o pur solo un vaghissimo accento o sapore di quel paese -il grado in cui si sono imbevute di questo qualcosa di veneziano o toscano o sicilianoè appunto il criterio preferenziale della mia scelta. (xxi)

focalizzare l'attenzione dello studente su un aspetto della cultura, quello delle storie nate dal folklore tradizionale, che non è specifico di una nazione, in questo caso della tradizione italiana, ma appartiene alle culture di tutto il mondo: africane, nordamericane, australiane, ecc. . . .

rendere consapevoli gli studenti che alcuni meccanismi presenti nella narrazione della fiaba tradizionale ritornano sotto altre spoglie e, utilizzando altri mezzi di comunicazione, in narrazioni proprie della moderna letteratura di massa (romanzi, copioni di film, soggettitelevisivi, ecc. .. .).

Funzioni narrative

I1 titolo del programma -battezzato "PROPP" -è un omaggio al referente teorico Vladimir J. Propp (1895-19701, studioso russo del folklore, dalle cui ricerche è stata estratta l'idea di utilizzarela struttura della fiaba per "giocare" con la struttura narrativa. Vladirnir J.Proppha analizzato la struttura della fiaba del folklore tradizionale in Morfologia della fiaba, scritto nel 1928, la cui diffusione e successointernazionale vanno fatti tuttavia risalire alle traduzioni degli anni '60,3 e "Radici storichedei racconti di fate," scritto nel 1946. In modo necessariamente succinto si può dire che lo studio strutturai-tipologico del racconto magico condotto da Propp ipotizza che tutte le fiabe tradizionali,pur con differenti protagonisti e intrecci, presentino una sequenza di funzioni narrative simili e una stessa struttura di base. SecondoPropp le fiabe attingono ai miti collegati ai riti di iniziazione e sono nate come reinterpretazione di quegli stessi miti al momento della frattura fra il rito e il mito. Le tesi di Propp sulla genesi storica della fiaba tradizionale non sono accettate da tutti gli studiosi del folklore, ma quello che qui interessa è l'utilizzo a fini didattici della struttura narrativa della fiaba individuata da Propp.

Alla definizione di "funzione narrativa" concorrono diversi elementi: azioni, personaggi e situazioni codificate. Le azioni sono "agite" da diversi personaggi che corrispondono a una tipologia ricorrente e occor- rono in contesti determinati. Gli eventi sono tuttavia ricchi di variazioni combinatorie e i personaggi sono caratterizzati da vivacità dell'azione. Per definire meglio quello che si intende per funzione possiamo ricorrere alle parole di Propp: "La definizione si presenta nella maggior parte dei casi come un sostantivo che esprime l'azione (divieto, richiesta di infor- mazioni fuga, ecc. . . .). In secondo luogo l'azione non può essere definita fuori dalla posizione nel corso della narrazione. Bisogna tenere conto del valore che quella data kuizione ha nel corso dell'azione" (26). L'azione che viene compiuta da quel personaggio in quel momento specifico della storia acquista un carattere di "funzione narrativa" che è il motore dello sviluppo narrativo della fiaba dall'inizio alla sua (lieta) fine. Nella Morfologia della fiaba Propp così scrive: "Per lo studio della fiaba è importante cosa fanno i personaggi: chi e come agiscono sono problemi di carattere accessorio. . . . Precedendo i tempi diremo che le funzioni sono assai poco numerose mentre i personaggi sono numerosissimi. Si spiega così il carattere duplice della fiaba, la sua eterogeneità e il suo carattere pitto- resco e, dall'altro lato la sua non meno sorprendente uniformità, e la sua ripetitività" (27).

I1 programma PROPP non utilizza le 31 funzioni narrative descritte da Propp, ma una selezione di esse come suggerito da un pedagogista italiano Gianni Rodari (1920-1980) nel suo Grammatica della fantasia. Rodari ha scritto attorno all'utilizzazione della fiaba nel lavoro didattico pensando all'acquisizione della L1 nei bambini. L'ipotesi di lavoro di Rodari è stata trasposta in un contesto didattico differente come quello dell'apprendimento della L2 e sono stati utilizzati i suoi suggerimenti per costruire una attività didattica finalizzata alla lettura e alla costru- zione di storie. Rodari consigliava di ridurre le funzioni individuate da Propp a 20, di cui è possibile fornire una lista.

Le 20 funzioni utilizzate nel programma sono:

    Divieto. La fiaba si apre con la dichiarazione di un divieto imposto ali'eroe o ad un altro personaggio con cui l'eroe è, o verrà, in contatto.

    Infrazione. I1 divieto viene infranto, consapevolmente o inconsape- volmente.

    Danneggiamentoo Mancanza. L'infrazione del divieto produce la perdita di qualcosa o conduce ad una situazione dannosa o pericolosa.

    Partenza. Per riparare il danno o per recuperare la perdita l'eroe deve lasciare la sua abitazione o il suo rifugio

    Missione. L'eroe si prefigge un compito che, se portato a termine, potrà riparare il danneggiamento.

    Donatore. Nel suo cammino l'eroe incontra un personaggio che gli offre -alcune volte in cambio di un gesto di generosità dell'eroe dei doni.

    Doni magici. I doni, spesso nel numero di tre, hanno poteri magici di cui l'eroe può essere, o meno, a conoscenza.

    Antagonista. L'antagonista è il nemico che si oppone all'eroe e osta- cola il compimento della missione.

    Poteri dell'antagonista. L'antagonista è dotato di poteri malefici che usa per combattere l'eroe.

10.Duello. L'eroe e l'antagonista combattono. ìn questa situazione il primo può utilizzare i doni magici ricevuti dal donatore.

11. Vittoria dell'eroe. L'eroe sconfigge l'antagonista e porta a termine la sua missione.

12.Ritorno dell'eroe. L'eroe si avvia sulla strada del ritorno. Durante il viaggio può imbattersi in ulteriori vicende di persecuzioni e salva- taggi.

13.Arrivo a casa. L'eroe amva a casa in incognito, oppure così trasformato dalle avventure passate da non essere riconosciuto. 14.Falso eroe. Un impostore si presenta reclamando il riconoscimento come eroe e pretendendo il compenso. 15.Prove difficili. L'eroe viene sottoposto ad alcune prove che devono attestare la sua vera identità. 16.Danno riparato. L'eroe è in grado di rimuovere le sciagure o la man- canza iniziale riparando il danno. 17.Riconoscimento dell'eroe. All'eroe, già riconosciuto nella sua identità, vengono tributati gli onori del caso. 18.Falso eroe smascherato. I1 falso eroe -che può coincidere con l'antago- nista -viene smascherato. 19.Punizione dell'antagonista. I1 falso eroe o antagonista, cioè il "cattivo" della storia, viene punito.

20. Nozze dell'eroe. La storia si conclude con le nozze dell'eroe e una prospettiva di vita lunga e felice.

Struttura liella fiaba

Quali sono le ragioni che rendono la struttura utilizzabile nella didat- tica del leggere e costruire storie in L2? Fondamentalmente queste ragioni dipendono dal fatto che la struttura è flessibile, anche se com- posta da elementi definiti; dal fatto che si presta ad essere duplicata con infinite variazioni; dal fatto che le funzioni narrative non sono astratte, ma hanno una rappresentazione concreta nei personaggi e, infine, dal fatto che la struttura sintattica del testo della fiaba tradizionale è più semplice di quella della novella letteraria.

Struttura flessibile

Le funzioni narrative della fiaba tradizionale, secondo Propp, si presentano in numero limitato e definito e secondo una scansione e successione determinata, benché non necessariamente rigida. La struttura non è infatti una struttura chiusa: la struttura di ciascuna fiaba è soggetta ad aggiunte o sottrazioni di funzioni, o di gruppi di funzioni. Potremmo leggere queste "funzioni narrative" come moduli di un gioco di costruzioni che, per starein piedi, ha bisogno diun progettoe dell'utilizzo funzionale dei pezzi, ma che nello stesso tempo ammette una ampia scambiabilità fra essi e ricerca l'invenzione di nuovi equilibri. Alcuni gruppi di funzioni, ad esempio, che definiscono i momenti del percorso narrativo, benché abbiano una loro scansione interna, non sono temporalmente ancorati e quindi possiamo ritrovarle in diverse posizioni all'interno della storia nel suo complesso.Altre funzioni non sono presenti in tutte le fiabe nella stessa successione, altre ancora si presentano sotto diversi aspetti, qualche volta con il lato positivo, altre volte con il lato negativo.

Struttura duplicabile

Caratteristica della struttura della fiaba è l'elemento di ridondanza e di reiterazione delle stesse funzioni all'interno dello stesso racconto. Gli awenimenti si ripetono con piccole variazioni anche all'interno della stessa storia.Può succedere che un gruppo di funzioni sia ripetuto nella fiaba con un raddoppiamento o una triplicazione, magari compiuta da personaggi diversi. Propp chiama "passo" della fiaba quella serie che si chiude con una funzione di tipo conclusivo (come Riparazione, Smascheramento, ecc. . . .) e che, tuttavia, per qualche ragione non è definitiva. D'altra parte, in fiabe differentiritroviamo in profondità la stessa struttura narrativa. Nella fiaba tradizionale le tematiche e le formule narrative piuttosto che innovarsi si ristrutturano consentendo la conservazione di ciò che è stato acquisito e permettendo al lettore e anche al creatore di storie un accumulo e una successiva utilizzazione di blocchi di conoscenza.Questo meccanismo di "copia" facilita la comprensione e la creazione di nuove fiabe.

Concretezza delle funzioni e ruolo dei personaggi

Le funzionivengono agite da personaggi che si immergono concretamente e vivacementenelle situazioni senza attenzione ai motivi o alle conseguenze degli awenimenti: cominciano a muoversi introdotti da "Cera una volta" ed escono di scena all'insegna di "vissero felici e contenti." Più che protagonisti delle storie, con una loro soggettività e spessore, sono figure che servono ad organizzaregli elementinarrativi del testo. Ii protagonista risponde all'iconografia costruita dalla tradizione. Egli è l'eroe, e in quanto tale, è il filo conduttore della storia, ma non ha una esistenza autonoma, del suo intimo non sapremo mai niente. I personaggi hanno delle caratterizzazioni esterne che li definiscono e che possono essere descritte, ma esistono in quanto agiscono. Da questo punto di vista quindi l'attenzione rimane focalizzata sullo sviluppo della storia e non sul personaggio. Anche i personaggi, aldilà dei vari attributi e cambiamenti, hanno dei ruoli di base abbastanza precisi:

    l'eroe, che è il protagonista deiia fiaba si può presentare in un duplice aspetto, o come "eroe alla ricerca di qualcosa," o come "eroe vittima di una persecuzione";

    l'antagonista, che si oppone all'eroe, lo danneggia, lo perseguita e cerca di ostacolare il compimento della missione;

    il donatore, che fornisce all'eroe il mezzo magico;

    la persona ricercata;

    l'aiutante, che può aiutare l'eroe a entrare in possesso dei doni magici

o può salvarlo in momenti difficili;

    il mandante, che spinge l'eroe a iniziare la sua missione;

    il falso eroe, che cerca di sostituirsi all'eroe pretendendo compensi per la missione portata a termine da quest'ultimo.

Bisogna ricordare, tuttavia, che sono le funzioni a determinare i personaggi e non viceversa; ad esempio uno stesso personaggio può essere in un punto della narrazione "antagonista" e in un altro punto "donatore," oppure il "mandante" può diventare "antagonista" e l'"antagonista" rivelarsi "falso eroe."

Semplicità della struttura sintattica

La forma dell'espressione nella fiaba tradizionale è in larga parte paratattica piuttosto che ipotattica. La narrazione ha quindi un andamento a segmenti successivi in cui l'ordine del discorso rispetta l'ordine cronologico della storia. La comprensione del testo, e una sua ricostruzione, hanno dunque minore necessità di strutture linguistiche complesse di quanto richieda una novella o un romanzo. Non dobbiamo dimenticare il legame della fiaba con la tradizione orale e quindi con una forma di espressione caratterizzatada modelli e formule fisse: da ripetizioni e ridondanze, da riferimenti alla concreta esperienza umana e da un tono enfatico e parte~ipativo.~

Applicazione e utilizzo didattico della struttura

Lo sviluppodel programma ha permesso l'utilizzo a fini didattici delle caratteristiche della struttura della fiaba come delineate nel paragrafo precedente. I percorsi di navigazione (diagramma di flusso/flow chart) del programma PROPP sono modellati sulle caratteristiche tipiche della struttura della fiaba individuata da Propp, i.e., caratteristiche di: -modularità

-flessibilità

-rappresentazione iconica

-duplicabilità

Il testo viene articolato in moduli che hanno un collegamento costante alle funzioni narrative in modo che, sia in fase di lettura, sia in fase di scrittura, l'utente sia in grado di attivare il link fra lo sviluppo narrativo e la funzione sottostante. L'utente ha la possibilità, mentre legge una fiaba tradizionale di controllare quale carta/funzione viene suggerita per quel dato snodo di percorso. In fase di creazione di nuove fiabe l'utente può attingere all'archivio delle carte/funzioni per utilizzame le descrizioni: copiarle, comporle, modificarle per scrivere la nuova fiaba. I1 meccanismo di "copia" e "incolla," tipico della videoscrittura, è in sintonia con i mecca- nismi narrativi della fiaba in cui un episodio può ritornare con varia- zioni anche all'interno della stessa storia. La fiaba è per definizione un genere letterario "non originale." Ogni fiaba tradizionale ha storicamente fornitoun modello che si poteva imitare copiando pezzi, assemblandoli e riformulandoli. In fase di scrittura quindi l'utente può utilizzare copiando, incollando e modificando -anche brani delle fiabe riportate nei vari stacks Hypercard del programma. Le immagini che corredano le carte forniscono inoltre una rappresentazione grafico/iconica della fun- zione e una introduzione visiva ai personaggi.

Descrizione del programma

La videata di ingresso al programma apre su quattro percorsi:

> CARTE DI PROPP

> LIBRO

> QUADERNO

> AIUTO

CARTE DI PROPP

Le funzioni utilizzate, in numero definito e con caratteri precisi, sono state chiamate le CARTE DI PROPP e sono l'idea base del programma. Le CARTE rappresentano i passaggi della storia agiti da personaggi in contesti prevedibili e conosciuti. Di queste 20 funzioni si trova la descri- zione nello stack CARTE DI PROPP. Ogni carta è composta da due parti: a destra, una breve descrizione della funzione narrativa, a sinistra, un'immagine che vuole illustrarla. Queste 20 carte permettono innanzi- tutto un lavoro di comprensione globale e di analisi della struttura delle fiabe tradizionali per scoprire come all'intemo della narrazione si combi- nino le diverse funzioni: questo è il tipo di lavoro che si può fare nello

    La mia prima fiaba: costruire una fiaba sulla base delle carte indicate;

    La mia secondafiaba: costruire un'altra fiaba sulla base delle carte indi- cate;

    La mia terza fiaba: costruire una storia che includa le carte indicate;

    La mia quarta fiaba: scrivere una storia a partire dalla trama indicata;

    I1 drago dalle sette teste: completare la fiaba seguendo le indicazioni suile carte da usare.

Gli indicatori grafici e i pulsanti di navigazione sono uguali a quelli che si trovano nello stack LIBRO. Nello stack QUADERNO è possibile scrivere in appositi spazi indicati dalla trasformazione del cursore da "mano" a "bastoncino."

AIUTO

Esiste anche uno stack AIUTO in linea accessibile da ogni punto del programma tramite l'icona "punto interrogativo." Lo stack AIUTO for- nisce istruzioni su come utilizzare il programma e su come navigare nei vari stacks.

Strutture linguistiche

La struttura linguistica delle fiabe riportate nello stack LIBRO è piuttosto semplice dal punto di vista della costruzione testuale, non ci sono cioè grandi difficoltà nella comprensione e ricostruzione della stona; i tempi del verbo sono quelli tipici della narrazione: presente, passato remoto e imperfetto, principalmente nel modo indicativo. Tuttavia il vocabolario utilizzato, soprattutto in funzione descrittiva è molto ricco e vario. I1 pro- gramma fornisce un dizionario in linea, ma non lo rende immediatamente evidente. Abbiamo voluto in questo modo filtrare un approccio al testo basato principalmente sulla spiegazione parola per parola. Lo studente, leggendo la storia, e non sapendo immediatamente quali sono le parole presenti nel dizionario è sollecitato a fare una prima selezione delle parole che bloccano la sua comprensione del testo e successivamente a verificare se effettivamente quelle parole hanno un box di spiegazione.

Come usare il programma: percorso suggerito

LEZIONE 1 h. 1:30 -Comprendere >> 15 m -Attività di prelettura -Gruppo classe

Sollecitare tramite alcune domande il racconto orale delle fiabe cono- sciute dagli studenti. Ad esempio: "Che cos'è una fiaba? -Te ne ricordi qualcuna? -Quale? -C'è una fiaba che preferisci? -Ricostruiamo insieme una fiaba che ricordate."

>> 5 m -Introduzione al programma -Gruppo classe Descrivere lo stack LIBRO, dando però istruzioni di non utilizzare i pallini, cioè di non utilizzare ancora le carte/funzioni.

>> 20m -Attività di lettura -Individuale

Dividere la classe in due gruppi e assegnare la prima metà della fiaba a un gruppo e la seconda metà ad un altro. Ogni studente deve leggere la parte assegnata nel tempo determinato dall'insegnante. Nel momento in cui viene assegnato un tempo limitato e abbastanza ristretto, gli studenti sono spinti a fare una lettura globale del testo e non analitica. In questo modo sono obbligati a fare il lavoro di selezione sulle parole di cui veri- ficare il significato.

>> 10m -Sviluppo della comprensione -A coppie

Formare delle coppie con studenti che hanno letto lo stesso pezzo di storia e farli confrontare su quello che hanno capito. Dopo 5 minuti cambiare le coppie, sempre all'interno dello stesso gruppo.

>> 20m -Attività di lettura -Individuale Dopo il confronto in coppia, ciascuno studente rilegge il proprio pezzo di fiaba.

>> 20m -Ricostruire la storia -A coppie

Questa volta le coppie vengono formate combinando insieme i due gruppi in modo che la coppia possa ricostruire la trama della fiaba nel suo complesso. La ricostruzione può essere aiutata da alcune domande, ad esempio: "Dove si svolge la storia? -Chi sono i personaggi? -C'è un protagonista principale? -C'è qualcuno che lo/la aiuta? -Come fa l'eroe a uscire dalle situazioni difficili? -Ci sono degli episodi che si ripetono nella storia? -Che cosa succede di negativo e di positivo al protagonista? ecc. . . ."

>> La Lezione 1 si conclude con la comprensione globale di una fiaba.

LEZIONE 2 -h. 1:30 -Analisi della struttura di una fiaba >> 15m -Paragonare culture differenti -Gruppo classe

Comincia con una domanda che invita a riflettere sulle connessioni fra le diverse culture. "Ci sono delle fiabe che conoscete che assomigliano a quella che abbiamo letto? -Quali?-In che punti si somigliano?"

>> 10m -Introduzione alle Carte di Propp -Gruppo classe L'insegnante introduce il concetto di funzioni narrative e descrive lo sfack CARTE DI PROPP.

>> 20M -Analisi della struttura della fiaba -Individuale

Ogni studente, navigando nello sfack delle CARTE DI PROPP, deve cercare di capire quali funzioni si presentano nelle fiabe che sono state prese in esame nella prima lezione e scrivere la lista delle funzioni utiliz- zate. Ogni studente può scegliere di analizzare la fiaba del suo patri- monio culturale presa in esame all'inizio della prima lezione o la fiaba del folklore italiano letta in precedenza.

>> 10m -Analisi della struttura della fiaba -A coppie

Gli studenti che hanno scelto di analizzare la stessa fiaba confrontano le scelte da loro operate in termini di carte/funzioni motivando accordi e disaccordi.

>> 30m -Analisi della struttura della fiaba -Individuale

Ogni studente torna allo stack LIBRO e al testo della fiaba italiana letta nella Lezione 1. A questo punto gli studenti possono accedere tramite il pulsante in forma di pallino alle CARTE DI PROPP, suggerite dal pro- gramma come funzioni sottostanti ai brani del testo racchiusi da paren- tesi. Gli studenti controllano se sono o meno d'accordo con i suggerimenti del programma. In questa fase gli studenti possono anche accedere tra- mite i pulsanti a forma di friangolo alle note storico-letterarie sulla fiaba.

>> 10m -Analisi della struttura della fiaba -Gruppo classe

Ogni studente esprime un punto su cui non è d'accordo con le carte/ funzioni proposte dal programma e illustra le sue ragioni al gruppo classe e all'insegnante.

LEZIONE 3 -h 1:30 -Costruire nuove fiabe >> 1:30-Creare una storia -A piccoli gruppi

Dividere la classe in piccoli gruppi di 4 persone. Ogni gruppo ha accesso agli sfacks CARTE DI PROPP e LIBRO. Giocando con le carte, come con i mattoncini delle costruzioni, il gruppo può:

    individuare le carte da usare;

    individuare i personaggi;

    descrivere i personaggi;

    descrivere gli ambienti;

    scrivere una stona.

Le fiabe create da ciascun gruppo verranno distribuite a tutta la classe,

o via e-mail, o in fotocopia. Questa attività si presta a successivi sviluppi.

Essa infatti è il primo passo per la costruzione di una eventuale rappre- sentazione in forma scenica di una fiaba. Fra tutte le storie scritte dagli studenti ne verrà scelta una (o tramite una democratica votazione, o su indicazione delì'insegnante, oppure attraverso una sintesi di varie storie), verrà ampliata, arricchita e poi messa in scena.

DALLA LEZIONE 4 IN POI -Laboratori di scrittura -Individuale

Nello stack QUADERNO si trovano otto ambienti che utilizzano nuove fiabe popolari -tratte dalla raccolta di Calvino -per promuovere altrettante esercitazioni di scrittura.

Ciascuna esercitazione richiede un tempo variabile. In questo caso si consiglia che l'insegnante non predetermini i tempi per lo svolgimento del compito, ma lo lasci all'autonomia dello studente. I1 lavoro è individuale e si presta anche ad essere assegnato come compito a casa. Èpossibile in ogni caso far circolare quanto viene prodotto dagli studenti via e-mai1o tramite fotocopie.

Le otto esercitazioni sono differenti fra di loro ma tutte ruotano attorno alla capacità di utilizzare le Carte di Propp come strumento per costruire storie.

Esercitazione l

La fiaba Il lupo e le tre ragazze (Lago di Garda) viene presentata per intero. Alla fine della storia viene chiesto allo studente di confrontarsi con il testo e di cambiare il finale. Siccome la fiaba ricorda quella di "Cappuccetto rosso," il compito delle studente è facilitato perché il modello di riferimento è una fiaba largamente conosciuta.

Esercitazione 2

La fiaba Prezzernolinu (Firenze) ha un inizio simile a quello de Il dimezzato, presentata nello stack LIBRO. La fiaba introduce un nuovo elemento, tipico delle fiabe del folklore, cioè la filastrocca: una serie di versi che vengono ripetuti in vari momenti della storia. Questa volta il finale è nascosto e lo studente prima di prenderne visione -premendo un pulsante che gli apre la finestra del vero finale -può provare ad inven- tarne uno. Benché la fiaba non abbia un collegamento a un modello universalmente conosciuto, come poteva essere quella di "Cappuccetto rosso," il riferimento alla fiaba de ii dimezzato -su cui in fase di attività di lettura è stato fatto un lavoro di comprensione -è di aiuto allo studente; il fatto inoltre che il vero finale sia accessibile senza problemi permette allo studente di accedere a un modello da imitare e modificare.

Esercitazione 3

L'esercitazione 3 si basa sulla fiaba L'orco con le penne (Garfagnana Estense).La prima parte della fiaba è articolata in moduli titolati secondo la rispettiva carta/funzione. Allo studente viene chiesto di completare la fiaba indicando quali carte/funzioni sta usando. In poche parole lo studente deve completare la fiaba seguendo il modello della prima parte, ma utilizzando diverse funzioni. Con questo tipo di esercitazione la produ- zione scritta rimane guidata dalla Carte di Propp, ma l'espressione diventa più libera. È un tipo di esercitazione successiva alle lezioni 1, 2, e 3 in cui gli studenti hanno imparato a "giocare con le Carte."

Esercitazione 4 e 5

Le esercitazioni 4 e 5 si intitolano La mia prima fiaba e La mia seconda fiaba. Le due esercitazioni sono sostanzialmente simili. A sinistra vengono suggerite le funzioni da usare con il titolo e l'immagine della Carta; un pulsante permette di tornare brevemente sulla Carta per leggerne la descrizione. A destra, lo studente può scrivere reinterpretando la funzione secondo la sua capacità inventiva.

Esercitazione 6

L'esercitazione intitolata La mia terza fiaba non elenca tutte le funzioni/ carte da usare ne& fiaba, ma ne suggerisce solo alcune da inserireali'intemo del percorso narrativo. In questa esercitazione la produzione scritta è l'espressione della capacità creativa dello studente e della sua abilità a comporre le Carte per costruire un percorso narrativo.

Esercitazione 7

La mia quarta fiaba è una esercitazione concentrata più sulla forma della scrittura che sulia capacità di usare le carte/funzioni. Viene infatti fornita la trama di una fiaba senza menzionare le carte/funzioni di riferimento. Allo studente viene chiesto di sviluppare la trama senza superare lo spazio di scrittura assegnato. È quindi una esercitazione che richiede capacità di comporre un testo, nel senso che lo studente deve mantenere un equilibrio fra le diverse parti della storia, deve cioè selezionare quelli che sono i punti più importanti e capire cosa và sviluppato e cosa và sintetizzato.

Esercitazione 8

Nella esercitazione 8ritorna una fiaba della raccolta di Calvino; ndrago dalle sette teste (Montale Pistoiese). Le fiabe del QUADERNO intro- ducono alcuni personaggi tipici delle fiabe che non erano presenti in quelle raccolte nel LIBRO. Nelle fiabe del QUADERNO troviamo: il lupo, l'orco, il drago. La fiaba dell'esercitazione 8è lunga e complessa. La fiaba viene presentata come se fosse un puzzle, cioè con dei buchi, solo che i pezzi mancanti devono essere creati dallo stesso studente. Lo studente cioè deve scrivere dei brani che siano in grado di collegare fra di loro i vari pezzi di fiaba. Per i brani che lo studente deve sviluppare vengono suggerite delle carte/funzioni. Le abilità richieste sono da un lato abilità inferenziali, cioè la capacità di utilizzare elementi conosciuti per stabi- lire collegamenti e ipotizzare soluzioni e dall'altro abilità testuali, cioè capacità di utilizzare elementi linguistici per connettere fra di loro i vari passi del testo e per mantenere la coerenza della storia.

11. UNAMETODOLOGIA PER LA FAVOLA "BELLINDAE IL MOSTRO" DAL LIBRO

I1 programma PROPP è adatto per un corso a livello intermedio, intermedio-avanzato. Ogni unità dal LIBRO può durare da 6 a 8lezioni (totaledi 18-24 ore, o 6-8settimane),e in seguito gli esercizi di scrittura dal QUADERNO che possono continuare per il resto del semestre.

La seguente metodologia è stata sviluppata per l'inserimento sperimentale del programma PROPP nel quarto semestre del corso di lingua (Italian Cb) presso la Harvard University, con gli insegnanti Andrea D'Amore e Cristina Gragnani e sotto la direzione della Prof.ssa Elvira Di Fabio. L'unità su "Bellinda e il mostro" è durata 6-8 lezioni, ha utilizzato soltantoil LIBRO del programma e ha finito con un esame dicomprensione auditiva dove gli studenti hanno dovuto indovinare le eventuali funzioni Propp sottostanti i brani letti ad alta voce dall'insegnante.

    Prima di assegnare la favola: Chiedere: "Secondo voi di che cosa parla questa favola?" Tutti riconosceranno che si tratta della Bella e la bestia. Chiedere: "Secondo voi perché Calvino ha deciso di nscnvere una favola classica? Secondo voi come ha scelto di raccontarla?" Gli studenti fanno anticipazioni (esempio:"Dove sarà ambientata la stona? In quale tempo? Come saranno descritti i personaggi?").

    Assegnare la lettura a casa, in dispensa.

    In classe, la lezione successiva (si può dividere in due lezioni): Dividere gli studenti in coppie o piccoli gruppi; ogni coppia riceve due

o tre strisce ritagliate dalla favola (le strisce sono tutte mescolate) che faccianoriferimento ad un momento importantedeìla stona e che contengano una funzione.

Ogni coppia ricostruisce il segmento di storia relativo ad ogni striscia che ha: cerca di ricordare e di raccontare (semprelavorando con il compagno/a) quello che succede immediatamente prima e immediatamentedopo. Più che altro deve decidere a che punto della storia si è e mettere in ordine le strisce.

Gli studenti si dispongono in cerchio e scambiandosile informazioni rimettono in ordine tutte le strisce (lopossono fare per terra se vogliono) e a turno raccontano tutta la storia come se fossero intorno ad un fuoco.

Dopoche la storia è stata tutta ricostruita e raccontata l'insegnante prende una striscia e chiede agli studenti se secondo loro in quella sequenza deìla storia succede qualcosa di importante, qualcosa che potrebbe essere detto con una parola sola. Questa attività non è immediata, ci vuole un po' di pazienza, ma a forza di domande si amva a dire, per esempio: -il padre di Bellinda parte per Livorno. Da qui, diremo che in questa sequenza c'è una PARTENZA

Procedere con altre strisce e far notare che nel testo a destra ci sonodelle palline nere e che vogliono dire qualcosa.Che cosa?

Brain storming alla lavagna. Dire agli studenti: pensate alle favole che avete letto da bambini (in coppie brevemente possono cercare di ricordare e di pensare a qualche favola in particolare).Chiedere: ci sono degli elementi,dei fattiche succedonopiù o meno sempre in una fiaba?Diranno: l'eroe combatte con un mostro, la principessa viene rapita, c'è una casetta nel bosco, l'eroe riceve una spada magica, il principe sposa Bianca neve. . . . Alla fine quasi ognuna delle cose che gli studenti avranno detto sarà una funzione di Propp.

Introdurre velocemente Propp (datedi nascita e morte, titolo del libro, che ha fatto etc.) e assegnare per casa una 'bella navigata' libera nelle schedine di Hypercard. Gli studenti rileggono Bellinda al computer e usano le palline per scoprirele funzioni. Loro sono d'accordo con le scelte dei curatori del programma?Cerca di stimolarlia cercarne altre, a contestare il programma.

4. In classe: *Ritagliarealcune immagini delle carte di Propp. Dividere gli studenti in coppie e assegnare ad ogni coppia tre immagini. Gli studentidevono capire

o indovinareo immaginare a quali funzionisi riferisconole figure(possono usare una lista delle funzioni).Non importa che indovinino ma devono spiegare alla classe perché hanno assegnato una certa funzione ad una certa figura. Se gli altri non sono d'accordo possono intervenire.

Ogni coppia sceglie una sequenza di Bellinda e la cambia inserendo almeno due delle funzioni assegnate. Poi raccontano la nuova stona a tutta la classe

Oppure: ogni coppia crea un'altra storia usando le funzioni assegnate. L'insegnante potrebbe fornire l'inizio: "C'era una volta una bambina piccola piccola . . ." oppure loro possono usare altre favole classiche, mescolare i personaggi. . . insomma:un esercizio libero, basta che usino le funzioni e che le usino in modo appropriato!

5. In classe, in preparazione al quiz orale:

Dividere la classe in due squadre.L'insegnante legge la definizionedi una funzione. Gli studenti hanno una lista con i nomi delle funzioni. Devono indovinare la funzione corrispondente alla definizione, si prenotano per rispondere battendo sul banco (un consiglio: cambiate un po' le definizioni usando un linguaggio che non sia troppo tecnico)

Ancora a squadre: l'insegnante legge una sequenza di Bellinda. Gli studenti hanno un foglio con tre possibili funzioni per ogni sequenza letta dali'insegnante. Devono decidere quale funzione è contenuta nel brano letto. Stesso sistema della prenotazione per rispondere.

RENATA CARLONI e ELVIRA G. DI FABIO

New York Universityin Florence e Harvard University

NOTE

*Una versione di questo articolo è stata presentata al Convegno dell'Arnencan Association of Teachers of Italian (AATI), 29 maggio -1 giugno 2001, Treviso, Italia. La prima parte del saggio è di Renata Carloni; la seconda di Elvira G. Di Fabio.

l11 programma è la nelaborazione da parte di Renata Carloni della tesi finale presentata da lei e Silvia Domestici, con il contributo grafico di Riccardo Fattori, a conclusione del corso di specializzazione "Informatica nella didattica delle discipline umanistiche e nell'uso educativo dei beni culturali," Università degli Studi di Firenze, 1992.

2~erulteriori informazioni sul programma potete contattare, in USA Elvira Di Fabio (edifabio@fas.harvard.edu); in Italia Renata Carloni (carloni@ftbcc.it).

3~olfologijaskazki (Leningrad, 1928), nel 1958 uscì in traduzione inglese, "Morphology of the Folktale" a cura di Svatava Pirkova-Jakobson, in International Journal of American Linguistics 24.4 (1958) -"Publication Ten" of the Indiana University Research Center in Antropology, Folklore, and Linguistics (x-134), ottobre 1958. Dopo questa traduzione gli studi di Propp suscitarono l'interesse di Claude Lévi-Strauss che dedicò alla "Morphology of the Folktale" un lungo e interessante saggio apparso senza sostanziali cambiamenti, una prima volta in Intemational Joumal of Slavic Linguistics and Poetics 3 (1960) con il titolo "L'analyse morphologique des contes russes" e una seconda volta nei Cahiers de 1'Institut de Science Economique Appliquée 99 (1960) con il titolo chiarificatore di "La Strutture et la forme. Réflexions sur un ouvrage de Vladimir Propp."

4~erapprofondimenti sull'uso e sulla funzione delle frasi fatte e delle ripetizioni nella cultura orale, vedi: E. A. Havelock, Cultura orale e civiltà della scrittura. Da Omero a Platone.

5~u

tutte le caratteristiche della cultura orale, vedi: W. J. Ong, Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola.

OPERE CITATE

Calvino, Italo. Fiabe italiane, raccolte e trascritte da Italo Calvino. 2 vols. Tonno: Einaudi, 1956. Havelock, Eric Alfred. Cultura orale e civiltà della scrittura: da Omero a Platone. Bari:

Laterza, 1973. Ong, Walter J. Oralità e scrittura: le tecnologie della parola. Bologna: Il Mulino, 1986. Propp, Vladimir. Mo$ologia dellafiaba. Torino: Einaudi, 1966. Rodari, Gianni. Grammatica della fantasia. Tonno: Einaudi, 1973.

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